Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:28

Pensione ciechi

I cittadini italiani e dell’Unione europea residenti nel nostro paese nonché gli extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno CE-SLP se affetti da cecità parziale o totale e in possesso degli ulteriori requisiti richiesti, possono accedere alle prestazioni previste dalla legge per i ciechi civili
La domanda per l' Glossary Link accertamento della minorazione visiva che darà luogo alle eventuali prestazioni economiche segue lo stesso procedimento di invio telematico previsto per gli invalidi civili.

Pensione non reversibile dei ciechi totali
E’ la prestazione economica che spetta ai ciechi assoluti di età superiore ai 18 anni.

Requisiti sanitari
Per il diritto alla prestazione è necessario che l’interessato, in sede di accertamento sanitario, risulti avere un residuo visivo in entrambi gli occhi uguale a 00 ovvero la mera percezione dell’ombra o della luce

Requisito reddituale
Come per le prestazioni economiche di invalidità civile anche per la pensione non reversibile dei ciechi assoluti il Glossary Link reddito da considerare è quello individuale ovvero posseduto dal solo richiedente anche se coniugato ed è riferito all’anno precedente quello in cui la prestazione è erogata; se il rddito è relativo a pensioni si considererà quello dell'anno in corso così come nei casi di prima liquidazione.
Il limite di reddito, come quello della pensone degli invalidi civili, per il 2011 è pari a €. 15.305,79.
I redditi da considerare e da escludere dal computo sono gli stessi previsti per il diritto alle prestazioni di invalidità civile (vedi assegno mensile di assistenza).

Compatibilità
E' compatibile con tutte le pensioni dirette di invalidità e con tutte le prestazioni dirette concesse per invalidità di guerra, di lavoro o di servizio.

Misura
L'importo è per il 2011 pari a €. 260,27 per la pensione erogata ai ciechi assoluti ricoverati.
E’ di importo pari a € 281,46 la prestazione spettante ai ciechi assoluti non ricoverati.
Al pari delle prestazioni degli invalidi civili, dal 1° gennaio 2001 la pensione non reversibile è stata maggiorata di euro 10,33 alle condizioni previste dalla legge e, al compimento del 60° anno di età è soggetta all'incremento fino a 603,87 per il 2011, semprechè sussistano i requisiti reddituali individuali e coniugali a tal fine previsti (vedi assegno sociale).
Al compimento del 65° anno continua ad essere erogata nella sua forma originaria ovvero non sostituita dall’assegno sociale.

Indennità di accompagnamento
E’ la prestazione che spetta ai ciechi assoluti di qualsiasi età ed è svincolata da requisiti reddituali.

Requisiti sanitari
Residuo visivo in entrambi gli occhi uguale a 00 ovvero la mera percezione dell’ombra o della luce.

Incompatibilità
E' incompatibile con analoghe indennità per cecità di guerra, di lavoro o di servizio, fatta salva la facoltà di opzione.

Compatibilità
E' compatibile con l'attività lavorativa e con il ricovero presso strutture pubbliche.
In caso di pluriminorazioni è cumulabile con l’indennità di accompagnamento degli invali civili totali e l’indennità di comunicazione dei sordi.

Misura
L'importo mensile, erogato per 12 mensilità annue, è per il 2011 di €. 807,35.

Pensione non reversibile dei ciechi parziali o ventesimisti
E’ la prestazione economica che spetta ai ciechi parziali a qualsiasi età.

Requisiti sanitari
Per il diritto alla prestazione è necessario che l’interessato, in sede di accertamento sanitario, risulti avere un residuo visivo non superiore ad 1/20 in entrambi gli occhi, con eventuale correzione.

Requisito reddituale
E’ quello previsto per la pensione dei ciechi assoluti.

Compatibilità
E' compatibile con tutte le pensioni dirette di invalidità e con tutte le prestazioni dirette concesse per invalidità di guerra, di lavoro o di servizio.

Misura
L'importo è per il 2011 pari a €. 260,27.
Dal 1° gennaio 2001, per i pensionati non ancora 65enni, l'importo è maggiorato di euro 10,33 alle condizioni previste dalla legge.
Al compimento del 65° anno la pensione continua ad essere erogata nella sua forma originaria ovvero non sostituita dall’assegno sociale, ma laddove ricorrano i requisiti di legge è soggetta alla maggiorazioni previste per la generalità degli ultrasessantacinquenni titolari di assegno sociale e al compimento del 70° anno di età all’incremento fino a 603,87 per il 2011.

Indennità speciale
E’ la prestazione che spetta ai ciechi civili parziali (ventesimisti) svincolata dall’età e da requisiti reddituali

Requisiti sanitari
Residuo visivo non superiore ad 1/20 in entrambi gli occhi, con eventuale correzione.

Incompatibilità
E' incompatibile con analoghe indennità per cecità di guerra, di lavoro o di servizio, fatta salva la facoltà di opzione.

Compatibilità
E' compatibile con l'attività lavorativa e con il ricovero presso strutture a totale carico dello Stato.
In caso di pluriminorazioni è cumulabile con l' indennità di accompagnamento a favore degli invalidi civili e l'indennità di comunicazione dei sordomuti.

Misura
L'importo mensile, erogato per 12 mensilità annue, è per il 2011 di € 189,63.

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

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Martedì, 26 Agosto 2014 14:11

Pensione di anzianità

CHE COS'E'

È una prestazione economica, a domanda, erogata ai lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (AGO) ed alle forme sostitutive ed integrative, la cui pensione è liquidata con il sistema di calcolo retributivo o misto.

È richiesta la cessazione di qualsiasi tipo di attività lavorativa alle dipendenze di terzi alla data di decorrenza della pensione. L'eventuale ripresa dell'attività lavorativa dipendente da parte del lavoratore che consegue la pensione di anzianità non può in alcun caso coincidere con la data di decorrenza del trattamento pensionistico.

N.B.: Non è richiesta la cessazione se all'atto della domanda l’assicurato svolge attività lavorativa autonoma (coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani, commercianti e lavoratori parasubordinati) o attività in qualità di pescatore autonomo.

REQUISITI

Periodo dal 1.1.2008 al 30.6.2009.

La pensione di anzianità può essere concessa con almeno 35 anni di Glossary Link contributi solo se il lavoratore ha maturato anche il requisito anagrafico di:
• 58 anni di età, se il diritto alla pensione viene perfezionato con la sola contribuzione versata nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti ovvero versata in uno dei Fondi sostitutivi o integrativi;
• 59 anni di età, se il diritto alla pensione viene perfezionato con la sola contribuzione versata in una delle Gestioni Speciali dei lavoratori autonomi ovvero con contribuzione versata Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti e contribuzione versata in una delle Gestioni Speciali dei lavoratori autonomi: in entrambe fattispecie la pensione viene liquidata in una delle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi.

Periodo dal 1.7.2009

È stato introdotto il cosiddetto "sistema delle quote" in base al quale il diritto alla pensione si perfeziona al raggiungimento di una quota data dalla somma tra l'età anagrafica minima richiesta e almeno 35 anni di anzianità contributiva.

I lavoratori dipendenti e iscritti ai fondi pensioni sostitutivi ed integrativi che richiedono la pensione devono essere in possesso di un requisito anagrafico pari ad almeno:
• 59 anni di età e raggiungere quota 95, nel periodo dall’ 1.7.2009 al 31.12.2010;
• 60 anni di età e raggiungere quota 96, nel periodo dall’ 1.1.2011 al 31.12.2012;
• 61 anni di età e raggiungere quota 97, a partire dall’ 1.1.2013.

I lavoratori autonomi che richiedono la pensione devono essere in possesso di un requisito anagrafico pari ad almeno:
• 60 anni di età e raggiungere quota 96, nel periodo dall’ 1.7.2009 al 31.12.2010;
• 61 anni di età e raggiungere quota 97, nel periodo dall’ 1.1.2011 al 31.12.2012;
• 62 anni di età e raggiungere quota 98, a partire dall’ 1.1.2013.

Il requisito minimo contributivo di 35 anni per il raggiungimento della quota deve essere perfezionato escludendo la contribuzione figurativa per disoccupazione ordinaria e malattia.

Si può andare in pensione a prescindere dall'età se si possiede un’anzianità contributiva di almeno 40 anni. In tale ipotesi, se il requisito minimo dei 35 anni di contribuzione effettiva è stato raggiunto, si utilizza anche la contribuzione figurativa per disoccupazione e malattia.

N.B A decorrere dal 1° gennaio 2011 è prevista con gradualità - previa emanazione di circolare attuativa - la presentazione della domanda con modalità telematiche

QUANDO SPETTA

Requisiti maturati entro il 31.12.2010

Tutti i lavoratori che raggiungono i requisiti anagrafici e contributivi per il diritto alla pensione di anzianità possono ottenere la liquidazione della pensione nel rispetto delle cosiddette “finestre di accesso”.

Pertanto, i lavoratori che maturano i predetti requisiti nel corso dell'anno 2010 possono accedere alla pensione di anzianità con le seguenti "finestre":

Con meno di 40 anni di contributi

Decorrenza della pensione

Requisiti maturati entro il Lavoratori dipendenti Lavoratori autonomi
30 giugno 2010 1° gennaio 2011 1° luglio 2011
31 dicembre 2010 1° luglio 2011 1° gennaio 2012

Con almeno 40 anni di contributi

Decorrenza della pensione

Requisiti maturati entro il Lavoratori dipendenti Lavoratori autonomi
31 marzo 2010 1° luglio 2010 se 57 anni di età entro il 30 giugno 1° ottobre 2010
30 giugno 2010 1° ottobre 2010 se 57 anni di età entro il 30 settembre 1° gennaio 2011
30 settembre 2010 1° gennaio 2011 1° aprile 2011
31 dicembre 2010 1° aprile 2011 1° luglio 2011

Requisiti maturati dopo 31.12.2010

I lavoratori che, a partire dal 1.1.2011, perfezionano i requisiti anagrafici previsti, fermo restando il requisito di anzianità contributiva non inferiore a 35 anni (cosiddetto sistema delle "quote") ovvero che, indipendentemente dall'età, maturano almeno 40 anni di contribuzione possono accedere alla pensione di anzianità con un "differimento" di:
• 12 mesi dalla data di maturazione dei citati requisiti se la pensione viene liquidata a carico del Fondo Lavoratori Dipendenti e dei fondi pensioni sostitutivi ed integrativi dell’Assicurazione Generale Obbligatoria;
• 18 mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti se la prestazione viene viene liquidata in una delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani e commercianti)

La decorrenza della pensione è fissata dal primo giorno del mese successivo allo scadere dei mesi di differimento previsti.

La previgente disciplina in materia di accesso alla pensione di anzianità (cosiddetto sistema "delle finestre") continua a trovare applicazione;
• per i lavoratori che, in relazione a quanto previsto dal contratto collettivo, hanno comunicato all'azienda di volersi dimettere e che, quindi, erano in "preavviso" alla data del 30 giugno 2010 a condizione che perfezionino i requisiti anagrafici e contributivi richiesti entro la data di cessione del rapporto di lavoro.
• lavoratori per i quali viene meno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa per raggiungimento del limite di età

Le disposizioni in materia di decorrenza della pensione di anzianità continuano ad applicarsi, inoltre, nel limite massimo di 10.000 unità, ai lavoratori:
• collocati in mobilità "ordinaria" (articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223 e successive modificazioni ed integrazioni) sulla base di accordi sindacali stipulati prima del 30 aprile 2010 a condizione che perfezionino i requisiti anagrafici e contributivi richiesti per il pensionamento nel periodo di fruizione della relativa indennità;
• collocati in mobilità "lunga" (articolo 7, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223 e successive modificazioni ed integrazioni) sulla base di accordi sindacali stipulati entro il 30 aprile 2010;
• titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà dei settori del credito e delle aziende private erogatrici di servizi di pubblica utilità.

QUANTO SPETTA

L’importo della pensione viene determinato con il sistema di calcolo:
• retributivo, se il lavoratore può far valere almeno 18 anni di contributi al 31.12.1995;
• misto(una quota calcolata con il sistema retributivo e una quota con il sistema contributivo) se il lavoratore alla data del 31.12.1995 non può far valere 18 anni di contributi.

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 14:21

Istanza di concessione di cittadinanza italiana

(art.5 – art.9 L.91/92)

Per residenza in Italia
Per matrimonio con cittadino italiano

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Martedì, 26 Agosto 2014 14:04

Pensioni complementari

CHE COSA SONO

Il principale scopo della previdenza complementare, che integra e non sostituisce la pensione pubblica, è quello di soddisfare l’aspettativa della lavoratrice e del lavoratore a mantenere uno stile di vita, anche durante il pensionamento, il più vicino possibile a quello goduto durante l’attività lavorativa.
In tutte le nazioni moderne i fondi pensione sono una realtà diffusa e rappresentano un punto rilevante del sistema economico.
Con la riforma pensionistica, anche nel nostro paese si affiancano alla pensione pubblica i fondi pensione di categoria che concorrono ad integrare la prestazione pubblica con una rendita complementare.
I fondi pensione di categoria rappresentano una scelta importante sia per la trasformazione in senso democratico del sistema finanziario sia perché sono regolati da un'uniformità contrattuale di condizioni e trattamenti a favore di tutti i lavoratori appartenenti a diversi settori.
I fondi pensione negoziali, organismi senza fini di lucro, vengono istituiti con l'associazione diretta fra lavoratori e imprese e gli unici beneficiari sono esclusivamente i lavoratori associati (o i loro familiari eredi).

Le caratteristiche fondamentali dei fondi di previdenza complementare sono:

• l’adesione individuale e volontaria
• il regime di contribuzione definita: vale a dire, i Glossary Link contributi dovuti al fondo sono predeterminati dalle fonti istitutive
• la capitalizzazione individuale: i contributi versati a favore di ciascun lavoratore finiscono in un conto individuale. Detti contributi investiti sui mercati finanziari determinano un rendimento. Le quote versate più i rendimenti ottenuti costituiscono il montante individuale da cui si ricaverà la rendita.

I Destinatari
Possono iscriversi ai fondi pensionistici complementari tutti i lavoratori dipendenti sia privati che pubblici, sempre che i rispettivi contratti di lavoro prevedano la costituzione di un fondo.
Possono inoltre costituire i fondi di previdenza complementare anche i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti.

Il finanziamento
I fondi negoziali sono finanziati da un contributo a carico del lavoratore, da un contributo a carico del datore di lavoro e dal TFR (trattamento di fine rapporto).

L'adesione
Per i lavoratori di prima occupazione, dopo il 28 aprile '93, è prevista la integrale destinazione ai fondi pensione dell'accantonamento annuale del TFR. Per i lavoratori con prima occupazione antecedente il 29 aprile ’93 non vi è l’obbligo di destinare l’intero TFR maturando, ma soltanto una quota stabilita dalle fonti istitutive, che nella generalità dei casi è fissato nella misura del 2%.

Dal 1° gennaio 2007 è stata prevista un’ulteriore modalità di adesione alle forme pensionistiche complementari attraverso il conferimento in forma esplicita o tacita del solo TFR.
Con questa nuova modalità di adesione il lavoratore non è tenuto a versare al fondo pensione il contributo a suo carico, in tal caso il contributo del datore di lavoro non è obbligatorio.
Se, invece, il lavoratore decide di versare, oltre al TFR maturando, anche la contribuzione a suo carico, il datore di lavoro è tenuto a versare il contributo a suo carico, se previsto, che affluirà al fondo prescelto dal lavoratore stesso nei limiti e con le modalità stabilite dai contratti.

Pertanto, entro 6 mesi dall’assunzione, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato (sono esclusi i dipendenti delle pubbliche amministrazioni) devono scegliere se destinare, in tutto o in parte, il loro TFR maturando alla previdenza complementare o lasciarlo in azienda.
Nel caso in cui non manifesteranno alcuna scelta, il TFR maturando sarà conferito in via automatica ad una forma pensionistica complementare (principio del silenzio assenso).
Nel caso invece il lavoratore manifesti la volontà di non destinare il TFR maturando alla previdenza complementare se l’azienda presso la quale è occupato ha almeno 50 dipendenti, detto TFR verrà versato al Fondo di Tesoreria gestito presso l’INPS, se l’azienda ha meno di 50 dipendenti resterà presso il datore di lavoro.
Sono interessati alla scelta tutti i lavoratori non iscritti alla previdenza complementare e coloro che pur iscritti versano al Fondo di previdenza solo una parte di TFR.
La vigente normativa sulla previdenza complementare prevede, infatti, che i lavoratori di prima occupazione successiva al 28.04.1993 in caso di adesione debbano versare l’intero TFR maturando al Fondo pensione, mentre i lavoratori occupati prima di tale data sono tenuti a versare soltanto una quota di TFR maturando stabilita dai contratti.
Con la nuova normativa a decorrere dal 1° gennaio 2007 anche ai lavoratori occupati prima del 29.04.1993 è data la possibilità di destinare alla previdenza complementare l’intero TFR maturando.

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Martedì, 26 Agosto 2014 14:17

Assegno di invalidità

CHE COS'E'

E' un assegno che spetta ai lavoratori dipendenti e autonomi affetti da un'infermità fisica o mentale.

I REQUISITI

Si può ottenere quando si verificano le seguenti condizioni:

l’infermità fisica o mentale, accertata dal medico legale dell’INPS, che provochi una riduzione permanente a meno di un terzo della capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle attitudini del lavoratore;
un'anzianità contributiva di almeno cinque anni, di cui almeno tre versati nei cinque anni precedenti la domanda di pensione;
l’assicurazione presso l’Inps da almeno cinque anni.

L'assegno ordinario di invalidità non è una pensione definitiva: vale infatti fino ad un massimo di tre anni ed è rinnovabile su domanda del beneficiario, che viene quindi sottoposto ad una nuova visita medico-legale. Dopo tre conferme consecutive l'assegno diventa definitivo.
L'assegno ordinario di invalidità viene concesso anche se si continua a lavorare. In questo caso il titolare ogni anno viene sottoposto a visita medico-legale.
Al compimento dell'età pensionabile l'assegno viene trasformato in pensione di vecchiaia.

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 14:26

Indennità di comunicazione

COS'E'

E’ la prestazione che spetta a qualsiasi età al solo titolo della minorazione indipendentemente dalle condizioni economiche .

Requisiti sanitari
Per il diritto all’indennità è necessario che i richiedenti siano stati riconosciuti dalla competente commissione medica della Asl integrata dal medico Glossary Link Inps affetti da ipoacusia pari o superiore a 60 decibel htl nell'orecchio migliore (se di età fino a 12 anni) ovvero superiore a 75 decibel htl nell'orecchio migliore (dopo il 12° anno di età).

Compatibilità
E' compatibile con il ricovero a totale carico dello Stato e con l'attività lavorativa.
E' cumulabile, in caso di pluriminorazioni, con le indennità di accompagnamento degli invalidi e ciechi civili.

Misura
L'importo è per il 2011 di € 243,10 ed è erogato per 12 mensilità annue.

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Martedì, 26 Agosto 2014 13:01

Indennità di mobilità

CHE COS'E'

E' una prestazione che spetta ai lavoratori che sono stati collocati in mobilità dalla loro azienda a seguito di:
• esaurimento della cassa integrazione straordinaria;
• licenziamento per riduzione di personale o trasformazione di attività o di lavoro;
• licenziamento per cessazione dell'attività da parte dell'azienda.

I REQUISITI

Il lavoratore ne ha diritto quando:
• è iscritto nelle liste di mobilità compilate dai Centri per l'impiego;
• ha un'anzianità aziendale complessiva di almeno 12 mesi;
• può far valere almeno 6 mesi di effettivo lavoro, comprese ferie, festività, infortuni.

La durata varia in relazione all'età del lavoratore al momento del licenziamento e all'ubicazione dell'azienda.

I requisiti 
Età del lavoratore Aziende del centro-nord Aziende del mezzogiorno 
Fino a 39 anni 12 mesi 24 mesi 
da 40 a 49 anni 24 mesi 36 mesi 
da 50 anni 36 mesi 48 mesi

Generalmente l'indennità non può essere corrisposta per un periodo superiore alla anzianità aziendale del lavoratore.

In presenza di determinati requisiti di età e di contribuzione viene pagata fino al conseguimento del diritto alla pensione.

LA DOMANDA E LA DECORRENZA

La domanda di indennità va indirizzata all'Inps e presentata alla Sezione circoscrizionale per l'impiego entro 68 giorni dal licenziamento. L'indennità di mobilità decorre:
• dall'8° giorno dal licenziamento se la domanda è stata presentata entro i primi 7 giorni;
• dal 5° giorno successivo alla presentazione della domanda, negli altri casi.

L'IMPORTO

Per i primi 12 mesi: 100% del trattamento di Cassa integrazione straordinaria percepito o che sarebbe spettato nel periodo immediatamente precedente il licenziamento, nei limiti di un importo massimo mensile.
Per i periodi successivi: 80% del predetto importo.

In ogni caso l'indennità di mobilità non può superare un importo massimo mensile determinato di anno in anno, importo che dal 1° gennaio 2008 è di € 858,58 lordi mensili (netto € 808,44), elevato a € 1.031,93 lordi mensili (netto € 971,67) per i lavoratori che possano far valere una retribuzione lorda mensile superiore a € 1.857,48.

L'indennità è pagata ogni mese dall'Inps direttamente al lavoratore ed è sospesa quando l'interessato è assunto con contratto a tempo determinato o a tempo parziale.

Il trattamento si interrompe quando l'interessato:
• viene cancellato dalle liste di mobilità;
• viene assunto con contratto a tempo indeterminato;
• raggiunge il diritto alla pensione di vecchiaia, o diventa titolare di pensione di anzianità o anticipata, ovvero di pensione di inabilità o di assegno di invalidità senza aver optato per l'indennità di mobilità.

IL RICORSO

Nel caso in cui la domanda sia respinta l'interessato può presentare ricorso, in carta libera, al Comitato Provinciale dell'Inps, entro 90 giorni dalla data di ricezione della lettera con la quale si comunica il rifiuto.
Il ricorso, indirizzato al Comitato Provinciale, può essere:
• presentato agli sportelli della Sede dell'Inps che ha respinto la domanda;
• inviato alla Sede dell'Inps per posta con raccomandata con ricevuta di ritorno;
• presentato tramite uno degli Enti di Glossary Link Patronato riconosciuti dalla legge.

Al ricorso vanno allegati tutti i documenti ritenuti utili.

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:32

Pensione sordomuti

I cittadini italiani e dell’Unione europea residenti nel nostro paese nonché gli extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno CE-SLP affetti da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva (12 anni) che abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato, se in possesso degli ulteriori requisiti richiesti, possono accedere alle prestazioni previste dalla legge per i sordi.
La domanda segue le stesse modalità di invio telematico previste per gli invalidi civili ed i ciechi civili.

Pensione non reversibile
E’ la prestazione che spetta ai sordi di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Requisiti sanitari
Per il diritto alla prestazione è necessario che gli interessati siano stati riconosciuti affetti da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva (12 anni) che abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato.

Requisiti reddituali
Il Glossary Link reddito da considerare è quello individuale ovvero posseduto dal solo richiedente anche se coniugato ed è riferito allo stesso anno se si tratta di prima liquidazione e all'anno precedente negli altri casi. In ogni caso i redditi da pensione vengono valutati nell'anno in corso.
Il limite di reddito è per il 2011 pari a 15.305,79.
I redditi da considerare e da escludere dal computo sono gli stessi previsti per le altre prestazioni di invalidità e cecità civile.

Compatibilità
E' compatibile con tutte le pensioni dirette di invalidità e con tutte le prestazioni dirette concesse per invalidità di guerra, di lavoro o di servizio.

Misura
L'importo è per il 2011 pari a € 260,27 ed è erogato per 13 mensilità annue.
Al pari delle altre prestazioni assistenziali per invalidità e cecità civile dal 1° gennaio 2001 è stato maggiorato di euro 10,33 alle condizioni previste dalla legge e al compimento del 60° anno di età è soggetto all’incremento fino a 603,87 per il 2011 semprechè sussistano i requisiti reddituali individuali e coniugali a tal fine previsti (vedi assegno sociale).
Al compimento del 65° anno di età in luogo della pensione non reversibile per sordità viene erogato l'assegno sociale sostitutivo.

Indennità di comunicazione
E’ la prestazione che spetta a qualsiasi età al solo titolo della minorazione indipendentemente dalle condizioni economiche .

Requisiti sanitari
Per il diritto all’indennità è necessario che i richiedenti siano stati riconosciuti dalla competente commissione medica della Asl integrata dal medico Glossary Link Inps affetti da ipoacusia pari o superiore a 60 decibel htl nell'orecchio migliore (se di età fino a 12 anni) ovvero superiore a 75 decibel htl nell'orecchio migliore (dopo il 12° anno di età).

Compatibilità
E' compatibile con il ricovero a totale carico dello Stato e con l'attività lavorativa.
E' cumulabile, in caso di pluriminorazioni, con le indennità di accompagnamento degli invalidi e ciechi civili.

Misura
L'importo è per il 2011 di € 243,10 ed è erogato per 12 mensilità annue.

Assegno sociale sostitutivo
L’assegno mensile di assistenza e la pensione di invalidità per gli invalidi civili, così come la pensione non reversibile per i sordi, sono sostituiti dall’assegno sociale al compimento del 65° anno del titolare.
Gli invalidi civili e i sordi che hanno compiuto i 65 anni di età entro il 31 dicembre 1995 (i nati entro il 1930) continuano a percepire, come sostitutiva della precedente prestazione, la pensione sociale.

Requisiti reddituali
Ai fini dell’assegno sociale sostitutivo, gli invalidi civili parziali devono far riferimento al limite individuale previsto per la generalità dei richiedenti l'assegno sociale (importo annuo dell’assegno stesso).
Gli invalidi civili totali ed i sordi devono far riferimento allo stesso limite reddituale previsto per la concessione della originaria pensione di invalidità civile e della pensione non reversibile (per il 2011 € 15.305,79) .
Si considerano gli stessi redditi previsti per il diritto alle prestazioni di invalidità civile e sordità (vedi assegno mensile di assistenza) ovvero solo quelli individuali valutabili agli effetti dell'Irpef, con esclusione della pensione di guerra e della rendita dell'Inail.
Si individuano i redditi riferiti all'anno in corso in sede di prima liquidazione, mentre si fa riferimento ai redditi dell'anno precedente negli altri casi. I redditi da pensione vanno sempre valutati nell'anno in corso.
Tali requisiti permangono anche nel caso in cui, in sede di visita medica di verifica, non viene confermato il requisito sanitario che aveva dato luogo alla prestazione originaria

Misura
Alle condizioni reddituali sopra descritte si ha diritto a percepire l’assegno sociale sostitutivo nella misura prevista quale importo base ovvero senza gli aumenti, le maggiorazioni e l’incremento che sono stati disposti nei confronti della generalità degli ultrasessantacinquenni aventi diritto all’ assegno sociale.
Ai fini di tali miglioramenti, anche gli invalidi civili ed i sordi, sono vincolati necessariamente ai requisiti reddituali richiesti alla generalità degli ultrasessantacinquenni, quindi devono fare riferimento anche ai redditi posseduti dall’eventuale coniuge(vedi assegno sociale).

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:49

Malattia professionale

COS'E'

La malattia professionale è la patologia che il lavoratore contrae a causa del lavoro svolto.
Si differenzia dall'infortunio in quanto è caratterizzata da una graduale, progressiva, lenta azione di fattori presenti nell'ambiente di lavoro che possono compromettere la salute del lavoratore.

Le malattie professionali si distinguono in:

- malattie professionali tabellate, che sono quelle già elencate nel testo normativo e comprendono 85 malattie professionali per l'industria e 24 per l'agricoltura, cui vanno aggiunte la silicosi e l'asbestosi. Quindi, se la malattia è compresa in una delle tabelle, è considerata professionale. A tale riguardo, il lavoratore deve denunciare di aver contratto una malattia professionale e dimostrare di essere addetto, o esserlo stato, ad una determinata lavorazione che, essendo inserita in tabella, si presume provochi danni alla salute
- malattie professionali non tabellate, che sono quelle non indicate nelle tabelle di legge. A tale proposito, per farsi riconoscere la malattia il lavoratore deve dimostrarne l'origine professionale. Deve cioè provare che, la patologia di cui è affetto, è stata contratta a causa dell'attività lavorativa espletata

Le modalità di presentazione della domanda di malattia professionale si differenziano in base al settore di appartenenza del lavoratore:

- nel settore industriale, il lavoratore deve comunicare al datore di lavoro, entro 15 giorni dalla data di manifestazione della malattia professionale, di aver contratto la patologia. Successivamente il datore di lavoro deve, entro 5 giorni dalla comunicazione, effettuare la denuncia all'Inail. La denuncia deve essere corredata da certificato medico
- nel settore agricolo, il lavoratore (subordinato a tempo indeterminato) deve denunciare, entro 15 giorni, la malattia professionale al datore di lavoro. Entro 5 giorni il datore di lavoro deve inviarla all'Inail

Diversamente, i lavoratori subordinati a tempo determinato e i lavoratori autonomi entro 15 giorni dall'astensione dal lavoro a causa di malattia devono presentarsi a visita medica. Sarà il medico entro i successivi 10 giorni a presentare all'Inail il certificato-denuncia.
Nel caso in cui il datore di lavoro (o il medico) non dovesse effettuare la denuncia, il lavoratore deve provvedere ad effettuarla personalmente.

Procedura amministrativa
L'Inail, ricevuta la denuncia di malattia professionale, verifica l’esistenza dei requisiti necessari per l’accoglimento della richiesta, quali: il tipo di malattia, le lavorazioni svolte dal lavoratore che possono averla provocata, il tempo trascorso tra la cessazione dell'attività lavorativa e la denuncia. Quest'ultima indicazione è importante in quanto permette di stabilire se la malattia professionale denunciata ha la caratteristica per poter essere considerata tabellata o non tabellata.

Revisione (aggravamento)
Nel caso in cui l'Inail accerti che la malattia professionale abbia determinato un danno al lavoratore che raggiunge postumi indennizzabili in capitale o in rendita, eroga la prestazione.

Con il passare del tempo, il lavoratore può subire ulteriori aggravamenti a causa della patologia contratta. In tal caso può presentare all'Inail le domande di aggravamento (cosiddette revisioni) con la seguente cadenza:

- la prima domanda può essere presentata dopo 6 mesi dalla cessazione dell'indennità di temporanea assoluta, se è stata corrisposta la prestazione, oppure dopo 1 anno dalla data della manifestazione, che decorre generalmente dalla data di denuncia
- le altre domande possono essere effettuate non prima di 1 anno dalla precedente
- l'ultima domanda può avvenire dopo 15 anni dalla data di costituzione della rendita e la richiesta deve essere inoltrata non oltre 1 anno dalla scadenza del 15° anno.

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Informazioni aggiuntive

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:38

Pensione sociale

La pensione sociale è stata istituita dall’ art. 26 della l. 153/1969, modificato dall’ art. 3 del d.l. 30/1974, convertito dalla l. 114/1974.

Tale prestazione doveva rispondere all’esigenza di dare concreta attuazione ai principi costituzionali che fanno obbligo allo Stato di intervenire a protezione dei cittadini sprovvisti dei mezzi per vivere (1° comma dell’art. 38 della Costituzione).

E’ quindi un sussidio che la Stato paga agli indigenti tramite l’ Glossary Link Inps.

E’ una prestazione strettamente assistenziale, per la cui concessione non sono richiesti requisiti di assicurazione e contribuzione. Viene corrisposta a coloro che hanno presentato domanda e hanno maturato i requisiti entro il 31.12.1995.

Coloro che hanno maturato i requisiti o hanno presentato domanda dal 1.1.1996 in poi hanno diritto all'assegno sociale.

La pensione sociale non è gravata da imposte.

La pensione sociale è irreversibile e inesportabile (circ. 15/1993).

REQUISITI PER IL DIRITTO

- cittadinanza italiana;
- residenza effettiva ed abituale in Italia;
- 65 anni di età;
- particolari condizioni reddituali personali e del coniuge conseguite nell'anno.

DESTINATARI
L’ art. 26 della l. 153/1969 attribuiva il diritto alla pensione sociale ai cittadini italiani di 65 anni di età, residenti abitualmente ed effettivamente in Italia, sprovvisti di Glossary Link reddito, ovvero in possesso di redditi di importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge e, comunque, non aventi titolo a rendite o prestazioni economiche erogate con carattere di continuità a carico dello Stato o di altri Enti pubblici.

Avevano inoltre diritto alla pensione sociale alle stesse condizioni di età e di reddito:

-i cittadini della Repubblica di San Marino residenti in Italia (circ. 53431/70);
-i rifugiati politici che avessero ottenuto il riconoscimento della qualifica da parte della Commissione Paritetica di eleggibilità (circ. 744/83);
-i detenuti, indipendentemente dalla durata della pena alla quale erano stati condannati (circ. 703/71);
-i cittadini svedesi residenti in Italia da almeno 5 anni precedenti la data della domanda di pensione (circ. 1206/83);
-i cittadini di Stati membri dell’ Unione Europea, residenti in Italia (circ. 754/86).

La residenza e la cittadinanza erano condizioni per la concessione della pensione sociale e la conservazione nel tempo del diritto (circ. 729/78).

La perdita della cittadinanza o la residenza solo anagrafica senza la dimora effettiva in Italia comportano la revoca della prestazione.

REQUISITI REDDITUALI

(l. 114/1974 e circ.n. 732/1979)

Sotto il profilo reddituale il diritto alla prestazione era subordinato alle seguenti condizioni:

Il soggetto non doveva possedere redditi propri. Peraltro il diritto sussisteva se i redditi posseduti erano di importo inferiore a quello della pensione sociale, fino alla concorrenza di tale importo; il reddito del soggetto cumulato con quello del coniuge non doveva essere superiore ai limiti stabiliti dalla legge, fermo restando il limite del reddito personale. Non si procedeva al cumulo del reddito dell’interessato con quello del coniuge nel caso di separazione legale o di comprovato stato di abbandono (circ. n. 60001/74, circ. 12/90, circ. 248/90 e circ. 185/2000).

I redditi da considerare erano quelli relativi all’anno di decorrenza della pensione al lordo degli Glossary Link oneri deducibili (circ. 732/79).

Il reddito personale del richiedente la pensione è costituito da:

- i proventi di qualsiasi natura assoggettabili all’ Glossary Link IRPEF (retribuzioni, pensioni, terreni e fabbricati, redditi da capitale, da impresa, di partecipazione, da lavoro autonomo, ecc.);
- l’assegno di mantenimento pagato al richiedente da parte del coniuge separato o divorziato (circ. 53394/1970 - parte seconda);
- i proventi derivanti da pensioni di guerra;
- le rendite a carico dell’ Glossary Link Inail per infortuni sul lavoro o malattie professionali;
- le prestazioni previdenziali o assistenziali erogate con carattere di continuità a carico dello Stato, di Enti pubblici e di Stati esteri.

Sono esclusi dal computo dei redditi:

- il reddito della casa di abitazione;
- l’assegno per il nucleo familiare;
- le indennità di accompagnamento di ogni tipo (circ. 743/1983);
- interessi bancari e postali , rendita da Bot, Cct e altri titoli di Stato, vincite e premi, ecc. (redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di Glossary Link imposta o ad imposta sostitutiva);
i soprassoldi connessi alle Medaglie al Valor Militare e gli assegni vitalizi ai Cavalieri di Vittorio Veneto (circ. 53412/1970).

Inoltre, non sono computabili i redditi da fabbricati distrutti o inagibili per effetto di eventi sismici esclusi per legge dall’assoggettabilità all’IRPEF fino alla loro definitiva ricostruzione o agibilità. I soggetti interessati devono presentare un certificato del Comune attestante la distruzione ovvero l’inagibilità dei fabbricati (circ. 741/1982).


Il reddito del soggetto cumulato con quello del coniuge è costituito da:

- i proventi di qualsiasi natura assoggettabili all’IRPEF (retribuzioni, pensioni, terreni e fabbricati, redditi da capitale, da impresa, di partecipazione, da lavoro autonomo, ecc.);
- le pensioni erogate da Stati esteri.

Sono esclusi dal computo dei redditi:

- i redditi esenti da Irpef (pensioni sociali, pensioni agli invalidi civili);
- i proventi derivanti da pensioni di guerra;
- le rendite a carico dell’Inail per infortuni sul lavoro o malattie professionali;
- il reddito della casa di abitazione;
- l’assegno per il nucleo familiare;
- le indennità di accompagnamento di ogni tipo;
- le pensioni corrisposte da Stati esteri con natura esclusivamente risarcitoria (circ. 750/1984).

Si considera il reddito dello stesso anno in cui si percepisce la pensione, per cui questa va liquidata con carattere di provvisorietà sulla base del reddito annuo presunto determinato in base alla dichiarazione reddituale che, di conseguenza, va presentata annualmente.

Ai fini dell’individuazione del reddito, gli eventuali atti di disposizione e di costituzione di diritti reali sui beni immobili posti in essere dal richiedente immediatamente prima o subito dopo la presentazione della domanda di pensione sociale sono da considerare influenti sia che avvengano a titolo oneroso che gratuito (circ. 710/1973 e msg. 35308/1992).

Per gli atti di disposizione a titolo oneroso il reddito da computare è quello ottenuto dall’interessato in relazione all’impiego di quanto ricavato dalla vendita del bene immobile.

Per gli atti di disposizione a titolo gratuito posti in essere nelle more dell’istruttoria va fatta un’ulteriore distinzione:

- se il reddito relativo ai beni ceduti è superiore al limite previsto per il diritto, la pensione avrà decorrenza dal mese successivo a quello nel corso del quale l’atto è stato redatto.
- se è inferiore, la pensione avrà decorrenza dalla domanda ferma restando l’influenza del reddito in argomento sulla misura della prestazione, fino al momento della cessazione del bene.

In ogni caso, ai fini dell’individuazione del reddito, dovrà attribuirsi al richiedente la pensione sociale il reddito catastale del bene immobile dato in uso gratuito.

DECORRENZA

La pensione sociale decorreva dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda in presenza di tutti i requisiti previsti dalla legge (età, cittadinanza, residenza effettiva e dimora abituale in Italia, requisiti reddituali).

MISURA ED IMPORTO

L’importo della pensione sociale è determinato annualmente in relazione all’aumento percentuale delle pensioni, fissato con decreto ministeriale.

In relazione all’entità del reddito personale e dell’eventuale reddito cumulato, la pensione sociale poteva essere liquidata in misura intera o ridotta.

La misura massima della pensione spettante è determinata:

- per il pensionato solo, dalla differenza tra il limite di reddito previsto e il reddito dichiarato;
- per il pensionato coniugato (non legalmente ed effettivamente separato), dal minore degli importi risultanti tra la differenza tra il limite di reddito previsto per il pensionato solo e il reddito personale dichiarato e la differenza tra - il limite di reddito coniugale e il reddito cumulato con quello del coniuge.

L’importo mensile della pensione è dato dalla misura massima spettante, divisa per 13 mensilità.
È determinato provvisoriamente sulla base del reddito presuntivo dichiarato o dei redditi denunciati dal pensionato memorizzati sul Casellario centrale dei pensionati, e viene eventualmente conguagliato nell'anno successivo.

E’ opportuno ricordare che nei casi in cui sia il richiedente sia il coniuge avevano redditi inferiori ai limiti stabiliti dalla legge, si applicava l’importo reddituale più sfavorevole per il pensionato.

MAGGIORAZIONE SULLA PENSIONE SOCIALE

(l. 140/1985, art. 2 - l. 544/1988, art. 2 - l. 388/2000, art. 70 - l. 448/2001, art. 38)

Con effetto dal 1° gennaio 1985 spetta, ai titolari di pensione sociale in possesso dei prescritti requisiti reddituali individuali e familiari, un aumento della pensione di lire 975.000 annue, da ripartire in 13 mensilità.

Con effetto dal 1° luglio 1988, in sostituzione dell’aumento previsto dalla precedente disciplina, spetta, un aumento di pensione di lire 1.625.000 annue, da ripartire in 13 mensilità. L’aumento spetta in misura intera o ridotta a seconda della situazione reddituale del richiedente e del coniuge.

L’ aumento è soggetto a norme diverse da quelle della pensione sociale e tali regole sono molto più restrittive.

A tale fine si tiene conto dei redditi di qualsiasi natura compresi i redditi esenti da imposte e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Sono escluse solo le pensioni di guerra sia che appartengano al richiedente sia che siano del coniuge (circ. 268/1991).

L’aumento spetta anche a coloro che non hanno diritto alla pensione sociale per mancanza dei requisiti reddituali, a condizione che non posseggano redditi superiori a quelli previsti per l’attribuzione dell’aumento.

Dal 1° gennaio 1985 spetta se in possesso dei prescritti requisiti reddituali individuali e familiari, un aumento della pensione di lire 975.000 annue, da ripartire in 13 mensilità (circ.60105/1985).

Dal 1° luglio 1988, in sostituzione dell’aumento previsto dalla precedente disciplina, spetta se in possesso dei prescritti requisiti reddituale del richiedente e del coniuge, un amento di pensione di lire 1.625.000 annue, da ripartire in 13 mensilità di lire 125.000 ciascuna (circ. 35/1989).

Fino al 1988 la maggiorazione era assoggettata all’IRPEF e di conseguenza veniva sensibilmente decurtata: l’ art. 3 della l. 449/1998 ne ha stabilito la completa detassazione.

Dal 1.1.2001 è stata ulteriormente aumentata di Lire 25.000 mensili (per complessive Lire 150.000 pari a Euro 77,47) a favore dei pensionati infrasettantacinquenni (età pari o superiore a 65 e inferiore a 75 anni) e di Lire 40.000 mensili (per complessive Lire 165.000 pari a Euro 85,22) a favore dei pensionati ultrasettantacinquenni (età pari o superiore a 75 anni) circ. 61/2001.

Dal 1.1.2002 è stato applicato un incremento delle maggiorazioni, fino a garantire un reddito personale minimo di Euro 516,46 mensili (pari a lire 1.000.000), per 13 mensilità, in presenza di particolari requisiti di età e di reddito.

La misura massima della maggiorazione spettante è determinata:

per il pensionato solo, dalla differenza tra il limite di reddito previsto e il reddito dichiarato (tenendo conto anche del reddito derivante da pensione);
per il pensionato coniugato (non legalmente ed effettivamente separato), dal minore degli importi risultanti dalla differenza tra il limite di reddito previsto per il pensionato solo e il reddito personale dichiarato (tenendo conto anche del reddito derivante da pensione) e la differenza tra il limite di reddito coniugale previsto e il reddito cumulato con quello del coniuge (tenendo conto anche dell’eventuale reddito derivante da pensione del coniuge).
L’importo mensile della maggiorazione è dato dalla misura massima spettante, divisa per 13 mensilità.

TABELLE IMPORTI (senza incremento 1.1.2002)

IL LIMITE DI REDDITO

Il limite di reddito oltre il quale è esclusa la concessione della maggiorazione è:

- per il pensionato solo, la somma dell’ ammontare annuo della pensione sociale e dell’ammontare annuo della maggiorazione della pensione sociale. La maggiorazione viene erogata in misura ridotta se il reddito del pensionato è compreso tra il reddito che ne consente la concessione in misura intera (ammontare annuo della pensione sociale) e quello che ne esclude la concessione (ammontare annuo della pensione sociale + ammontare annuo della maggiorazione della pensione sociale).
- per il pensionato coniugato, la somma del limite di reddito determinato come per il pensionato solo e l' ammontare annuo del trattamento minimo. La maggiorazione viene erogata in misura ridotta se il reddito personale del pensionato è inferiore al limite di reddito previsto per il pensionato solo e se il reddito, cumulato con quello del coniuge, è compreso tra il limite che ne consente la concessione in misura intera (ammontare annuo del trattamento minimo + ammontare annuo della pensione sociale) e quello che ne esclude la concessione (ammontare annuo della pensione sociale + ammontare annuo della maggiorazione della pensione sociale + ammontare annuo del trattamento minimo).

TABELLE LIMITI DI REDDITO
pensionati infrasettantacinquenni Pensionati ultrasettantacinquenni

REVOCA

Qualora al pensionato venga liquidata altra pensione a carico dell’Inps ( es. pensionato sociale che acquisisce il diritto a pensione di reversibilità) la pensione sociale diventa indebita e va revocata dalla data di decorrenza della nuova pensione.

Peraltro considerata la natura alimentare della pensione sociale, questa viene provvisoriamente lasciata in pagamento nelle more della definizione della nuova pensione, ed i ratei percepiti, divenuti indebiti, potranno essere recuperati in sede di liquidazione degli arretrati della nuova pensione solo se l’interessato sia stato informato della provvisorietà della continuazione del pagamento della pensione sociale (Circ. 262/1991).

Anche in caso di liquidazione di altra pensione a carico di Ente diverso dall’Inps, la pensione sociale diventa indebita e va revocata dalla data di decorrenza della nuova pensione (Circ.746/1984).

I titolari di pensione sociale sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Inps il trasferimento della residenza all’estero la perdita della cittadinanza italiana, le variazioni della situazione reddituale propria e del coniuge.

TITOLARI DI ASSICURAZIONE FACOLTATIVA

Gli iscritti all’assicurazione facoltativa Inps da data anteriore al 1° marzo 1974, se nelle condizioni economiche previste per la concessione della pensione sociale, hanno potuto richiedere l’integrazione della rendita liquidata o da liquidarsi nell’assicurazione facoltativa, fino alla concorrenza dell’importo della pensione sociale.
Tale integrazione decorre dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda e termina al compimento del 65° anno di età.
Il beneficio dunque consiste semplicemente nell’anticipazione della pensione sociale a chi comunque l’avrebbe poi ottenuta a 65 anni.

ASSEGNI VITALIZI TRASFERITI AL FONDO SOCIALE

I dipendenti dello Stato, degli Enti locali e dell’Amministrazione postelegrafonica iscritti ai rispettivi fondi di previdenza e cessati dal servizio anteriormente al 1° gennaio 1976 senza aver perfezionato i requisiti per il diritto a pensione hanno conseguito un assegno vitalizio posto a carico degli Enti datori di lavoro (circ. 737/1980).
Con l’ art. 6 della l. 177/1976, integrato dall’ art. 11 della l. 75/1980, è stato disposto il trasferimento di detto assegno al Fondo sociale gestito dall’Inps, prevedendone l’adeguamento dell’importo a quello della pensione sociale.

La stessa normativa dà facoltà agli interessati di optare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della disposizione, per il trattamento più favorevole.
Ancorché trasferito a carico del Fondo sociale, sostituito dalla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle Gestioni previdenziali per effetto della l. 88/1989, l’assegno vitalizio conserva le caratteristiche originarie di trattamento collegato con periodi di effettiva contribuzione. Pertanto i beneficiari di tali assegni non debbono far valere i requisiti di età, reddito e residenza per avere diritto alla pensione sociale e gli assegni stessi soggiacciono alla normativa dall’assicurazione generale obbligatoria ( Circ. n. 738/1981).

Alle prestazioni in argomento si applica la normativa di cui all’ art. 6 della l. 140/1985 e della l. 544/1988 riguardante la maggiorazione prevista in favore degli ex combattenti.

PENSIONE SOCIALE PER I MINORATI CIVILI

Agli invalidi civili che hanno maturato i 65 anni di età alla data del 31 dicembre 1995 spettava la pensione sociale sostitutiva dell'assegno erogato dal Ministero dell’'Interno ( circ. n. 53394/1970 - parte prima).

In altri termini le Prefetture cessavano di pagare gli assegni e iniziava l’Inps a liquidare e pagare, in sostituzione, la pensione sociale.
Ai fini dell'accertamento della condizione reddituale per la concessione della pensione sociale si applica, come per i minorati civili, soltanto il limite di reddito personale e non si tiene conto in nessun caso dei redditi del coniuge.

I requisiti reddituali si applicano quindi secondo norme più favorevoli ed in ogni caso viene pagata sempre in misura intera e mai ridotta.

Dovranno essere presi in considerazione i soli redditi assoggettati a IRPEF, con esclusione dei redditi esenti (es.: pensioni di guerra, provvidenze economiche in favore di minorati civili) o comunque non computabili agli effetti dell’IRPEF (es. rendite INAIL), secondo quanto stabilito dall’ articolo 14 septies della l. 33/1980.

Nel caso in cui il titolare di pensione sociale derivante da invalidità civile superi in un anno il previsto limite di reddito, non si dovrà procedere alla revoca della pensione, ma si dovrà sospendere la pensione nel solo anno in cui si è superato il limite di reddito ( msg. n. 1338/94).

Diversamente i soggetti già titolari di pensione sociale che, successivamente al 31 dicembre 1995, dovessero perdere il diritto a tale prestazione per il venir meno dei requisiti che ne consentirono a suo tempo la concessione, non potranno più essere ammessi al godimento della pensione sociale, ma potranno conseguire l' assegno sociale a norma dell' art. 3 della l. 335/95, qualora siano in possesso dei requisiti richiesti per tale ultima prestazione.

Nel caso di soggetti pluriminorati il cumulo delle provvidenze per i mutilati ed invalidi civili con quelle spettanti per invalidità di guerra, di lavoro, di servizio, nonché per cecità e sordomutismo, è possibile solo in presenza di minorazioni e malattie di tipo diverso e sempre che ricorrano tutti i requisiti prescritti per il diritto alle singole provvidenze (circ. n. 749/1984).

Per l'anno 2010, l'importo base della pensione sociale in trasformazione, spettante agli invalidi civili e ai sordomuti, è di 262,75 euro mensili. Per avere diritto all'aumento fino all'importo mensile di 339,15 euro, ossia beneficiare in misura intera o ridotta degli aumenti di 76,40 euro mensili, previsti dalle leggi finanziarie del 1999 e 2001 (art. 67 legge n. 448/98 e art. 52 legge n. 488/99), viene preso a riferimento oltre al reddito personale dell'invalido anche quello del coniuge.

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