Martedì, 26 Agosto 2014 14:01

Supplementi di pensione

CHE COS'E'

E' una pensione che va ad aggiungersi alla pensione principale.
Si può ottenere quando i Glossary Link contributi versati all' Glossary Link Inps non sono sufficienti per avere una pensione autonoma.

A CHI SPETTA

A coloro che hanno:
• già una pensione liquidata da un altro Fondo assicurativo obbligatorio per i lavoratori dipendenti ( Glossary Link Inpdap, Fondo elettrici, telefonici, ecc..)
• altri contributi versati nell’assicurazione generale obbligatoria Inps, non sufficienti per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia o invalidità;
• compiuto l'età pensionabile INPS (65 anni se uomo e 60 se donna)
• cessato ogni rapporto di lavoro dipendente.

PER ESEMPIO

Un lavoratore può aver versato contributi per 4 anni all'Inps e successivamente per 37 anni allo Stato: può ricongiungere i periodi di lavoro trasferendo i contributi dell'Inps allo Stato per ottenere un'unica pensione comprensiva di tutti i versamenti, oppure può lasciare i contributi all'Inps e chiedere la pensione supplementare. La seconda soluzione è possibile solo quando l'interessato ha già ottenuto la pensione a carico di altra forma di previdenza obbligatoria per i lavoratori dipendenti (Stato, Enti locali, Fondo elettrici, telefonici ecc.).
La pensione supplementare spetta indipendentemente dal numero di contributi versati.
E' calcolata come una normale pensione Inps, ma non può beneficiare di alcuna integrazione al minimo.
Spetta anche ai familiari superstiti.
La pensione supplementare spetta anche agli iscritti alla gestione separata, nel caso in cui non raggiungano i requisiti per il diritto ad una pensione autonoma o se l'ammontare della prestazione risulti inferiore all'importo dell'assegno sociale maggiorato del 20%.
Il trattamento è liquidato, dopo il compimento dei 60 anni di età per le donne e 65 per gli uomini, a coloro che, oltre a vantare una posizione assicurativa nella gestione separata, siano titolari di una pensione a carico:

dell'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, o delle forme esclusive e sostitutive di essa;
delle gestioni previdenziali dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali;
delle gestioni previdenziali obbligatorie dei liberi professionisti.

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in Servizi Patronato
Sabato, 09 Maggio 2015 13:51

Dis-Coll

E’ possibile richiedere la Dis-coll, l’indennità di disoccupazione per co.co.co. e co.co.pro. prevista dal Jobs act. Il 27 aprile, infatti, l’Inps ha pubblicato la circolare che chiarisce il meccanismo attraverso il quale ottenere l’assegno, avviato in via sperimentale per il 2015.

A CHI SPETTA

La Dis-coll intende assicurare un sostegno a co.co.co. e co.co.pro., esclusi amministratori e sindaci, che hanno perso il lavoro tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2015. Per comprovare il proprio status di disoccupato, il richiedente deve prima presentarsi al centro per l’impiego, dichiarare l’attività lavorativa appena cessata e l’immediata disponibilità a trovare lavoro. I beneficiari devono essere iscritti solo alla gestione separata dell’ Glossary Link Inps, non possono essere pensionati né avere partita Glossary Link Iva. Inoltre, devono avere versato almeno tre mesi di Glossary Link contributi a partire dal 1 gennaio 2014, di cui una mensilità nel 2015. Quest’ultimo requisito sarà soddisfatto anche con un mese di lavoro che abbia generato un Glossary Link reddito pari ad almeno 647,83 euro. Bisogna poi considerare che la Dis-coll sostituisce l’indennità una tantum prevista dalla legge Fornero. Pertanto le domande di questo ammortizzatore presentate tra l’1 gennaio e il 27 aprile 2015, che facciano riferimento a una perdita di lavoro avvenuta quest’anno, saranno gestite come richieste di Dis-coll.

COME FARE DOMANDA

La richiesta di Dis-coll deve essere presentata entro 68 giorni dalla perdita del lavoro. Per gli eventi di disoccupazione compresi tra il 1 gennaio e oggi, invece, il termine dei 68 giorni scatta dal 27 aprile, giorno della pubblicazione della circolare Inps, e arriva quindi fino al 4 luglio. La domanda dovrà essere inoltrata per via telematica, attraverso il sito dell’Inps. Tuttavia, questa funzione sarà attiva solo a partire dall’11 maggio. Chi voglia inoltrare la richiesta prima di questa data potrà farlo anche in forma cartacea. L’utente dovrà scaricare il modulo dal sito dell’Inps, sotto la sezione “Moduli” e poi “Prestazioni a sostegno del reddito“, per poi compilarlo e consegnarlo a una sede dell’sitituto di previdenza o a un ente di Glossary Link patronato. Oppure potrà mandare una mail alla struttura Inps competente via posta elettronica certificata.

IMPORTO DEL BENEFICIO

L’importo della Dis-coll è pari al 75% del reddito medio mensile del beneficiario, nel caso la cifra non superi i 1.195 euro. In caso contrario, a questa somma andrà aggiunta una quota pari al 25% della differenza tra il reddito medio mensile e i 1.195 euro. In ogni caso, l’assegno non potrà superare i 1.300 euro mensili. Tuttavia, a partire dalla quarta mensilità, l’importo della Dis-coll si riduce del 3% ogni mese.

DURATA DEL BENEFICIO

Il versamento dell’indennità dura per un numero di mesi pari alla metà di quelli di contribuzione a partire dal 1 gennaio 2014. Nel conteggio non si calcolano i periodi che hanno già generato erogazioni della prestazione. In ogni caso, la Dis-coll non può essere versata per più di sei mesi. L’indennità spetta a partire dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro se la domanda è presentata entro questo periodo o, in caso contrario, dal giorno successivo alla richiesta. Per mantenere il diritto a percepire l’indennità bisogna partecipare alle iniziative di attivazione lavorativa e ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai centri per l’impiego. In caso contrario l’erogazione dell’assegno sarà interrotta. La Dis-coll sarà stoppata anche nel caso in cui il beneficiario trovi un’occupazione, dia inizio a un’attività autonoma o raggiunga i requisiti per andare in pensione.

 

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in News
Martedì, 26 Agosto 2014 14:09

Pensione ai superstiti

CHE COS'E'

È la pensione che, alla morte del lavoratore assicurato o pensionato, spetta ai componenti del suo nucleo familiare.
Questa pensione può essere:

- di reversibilità: se la persona deceduta era già pensionata
- indiretta: se la persona, al momento del decesso, aveva accumulato, in qualsiasi epoca, almeno 15 anni di Glossary Link contributi oppure se era assicurato da almeno 5 anni, di cui almeno 3 versati nel quinquennio precedente la data di morte.

A CHI SPETTA

- al coniuge, anche se separato o divorziato, a condizione che abbia beneficiato di un assegno di mantenimento e non si sia risposato;
- ai figli (legittimi, legittimati, adottivi, naturali, riconosciuti legalmente o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell'altro coniuge) che alla data della morte del genitore siano minori, studenti o inabili e a suo carico;
- ai nipoti minori che erano a carico del parente defunto (nonno o nonna).

In mancanza del coniuge, dei figli e dei nipoti ne hanno diritto anche i genitori e, in mancanza di questi, i fratelli celibi e le sorelle nubili.

QUANTO SPETTA

• 60% al coniuge;
• 20% a ciascun figlio se c'è anche il coniuge;
• 40% a ciascun figlio, se sono solo i figli ad averne diritto;
• 15% a ciascun genitore, fratello e sorella.

In ogni caso la somma delle quote non può superare il 100% della pensione che sarebbe spettata al lavoratore.
Se c'è un solo figlio l'aliquota è elevata al 70%.
L'importo della pensione ai superstiti è condizionato dalla situazione economica del titolare. L'assegno viene ridotto del 25%, del 40% e del 50% a seconda dei redditi percepiti dal beneficiario. Questa regola non vale se sono contitolari i figli minori, studenti o inabili.

La pensione decorre dal mese successivo alla morte dell'assicurato o del pensionato, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda.

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in Servizi Patronato
Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:54

Riconoscimento infortunio

I lavoratori sono spesso vittime di infortuni sul posto di lavoro, o possono contrarre una malattia nello svolgimento della propria attività.
L’Inail gestisce l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali. Le norme su tale materia sono molto complesse, in costante aggiornamento e non sempre conosciute.

Non sempre gli eventi denunciati all’Istituto assicuratore sono riconosciuti e conseguentemente indennizzati.
L’infortunio sul lavoro è l’incidente avvenuto per causa violenta, ovvero per un'azione traumatica, in occasione di lavoro, durante cioè l'espletamento dell'attività lavorativa, in grado di provocare un danno.

La causa violenta è quindi ogni fatto esterno, di forza efficiente, che agisce rapidamente e imprevedibilmente sull’organismo umano provocando una lesione. Ad esempio:

• energia meccanica: cadute, lesioni prodotte da macchine
• energia elettrica ed elettromagnetica: corrente elettrica, fulmine
• energia termica: colpo di calore o di freddo
• psichica: improvvisa e forte emozione con turbamento psichico
• microbica o virale: penetrazione nell’organismo di germi patogeni a seguito di contatto (epatiti, aids)
• tossica: assorbimento di sostanze venefiche in forma solida o gassosa

L'occasione di lavoro si realizza quando esiste un collegamento tra l’incidente e l’attività lavorativa effettuata. Il danno è la lesione certificata dal medico di pronto soccorso con diagnosi di assenza dal lavoro.

Domanda
In caso di infortunio il lavoratore deve avvertire immediatamente il datore di lavoro di quanto accaduto. In caso di impossibilità potrà intervenire il collega che ha assistito all'incidente. Il datore di lavoro dovrà provvedere ad effettuare la denuncia all'Inail non appena il lavoratore stesso, o un suo familiare, presenterà, entro 2 giorni dalla data del rilascio, il certificato del medico di pronto soccorso con prognosi superiore ai 3 giorni.
Se la prognosi dovesse essere inferiore, il datore di lavoro non ha l'obbligo di effettuare la denuncia. Se le cure, invece, dovessero proseguire, il lavoratore dovrà fornire anche i certificati compilati dal proprio medico curante.
Qualora il datore di lavoro non dovesse effettuare la denuncia, il lavoratore deve attivarsi e presentarla direttamente.

Ricaduta
Il lavoratore che ha subìto un infortunio, dopo la guarigione clinica, deve riprendere l'attività lavorativa.
A volte, però, può accadere che, per le conseguenze delle lesioni causate dall'incidente, il lavoratore debba interrompere, per sopravvenuta impossibilità fisico-psichica, l'attività lavorativa. Tale situazione patologica è definita "ricaduta" (riacutizzazione dei postumi infortunistici) e pertanto deve "riaprire" l'infortunio all'Inail.

Recidiva
La recidiva, a differenza della ricaduta, è un fatto nuovo, un nuovo infortunio e pertanto presuppone una nuova denuncia da parte del datore di lavoro.

Revisione (aggravamento)
La revisione è la procedura che permette di far rivedere nel tempo il danno subito a causa dell'infortunio. Può essere richiesta dall'assicurato o disposta dall'Inail entro tempi stabiliti dalla norma.

Per gli infortuni, la prima revisione può essere effettuata solo dopo che siano trascorsi un anno dalla data dell'infortunio e almeno 6 mesi dalla data di costituzione della rendita.

Nei primi 4 anni dalla data di costituzione della rendita, tutte le revisioni possibili (massimo 3) purché sia passato un anno di distanza dalla precedente.
Dopo il quadriennio è possibile una revisione alla fine del settimo anno dalla data di costituzione della rendita e l'ultima revisione deve essere proposta dal lavoratore o disposta dall'Inail, alla fine del decimo anno dalla data di costituzione della rendita.

Il procedimento per l'ultima revisione deve essere attivato improrogabilmente, entro un anno dalla scadenza dei 10 anni decorrenti dalla data di costituzione della rendita (data di decorrenza della prestazione stessa).

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in Servizi Patronato
Lunedì, 25 Agosto 2014 09:53

Indennità per maternità

CHE COS'E'

Il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e di sostegno della maternità e paternità, Dlgs 151 /2001, attualmente in vigore, armonizza e coordina tutta la precedente legislazione riguardante i diritti dei genitori che lavorano come subordinati,, sia nel settore pubblico che i n quello privato, inoltre gli autonomi, i liberi professionisti e tutti i “ nuovi lavori”.

Il Testo Unico si occupa anche dei vari assegni a sostegno di padri e madri che non hanno Glossary Link reddito o un reddito saltuario e discontinuo.

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in Servizi Patronato
Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:32

Pensione sordomuti

I cittadini italiani e dell’Unione europea residenti nel nostro paese nonché gli extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno CE-SLP affetti da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva (12 anni) che abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato, se in possesso degli ulteriori requisiti richiesti, possono accedere alle prestazioni previste dalla legge per i sordi.
La domanda segue le stesse modalità di invio telematico previste per gli invalidi civili ed i ciechi civili.

Pensione non reversibile
E’ la prestazione che spetta ai sordi di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Requisiti sanitari
Per il diritto alla prestazione è necessario che gli interessati siano stati riconosciuti affetti da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva (12 anni) che abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato.

Requisiti reddituali
Il Glossary Link reddito da considerare è quello individuale ovvero posseduto dal solo richiedente anche se coniugato ed è riferito allo stesso anno se si tratta di prima liquidazione e all'anno precedente negli altri casi. In ogni caso i redditi da pensione vengono valutati nell'anno in corso.
Il limite di reddito è per il 2011 pari a 15.305,79.
I redditi da considerare e da escludere dal computo sono gli stessi previsti per le altre prestazioni di invalidità e cecità civile.

Compatibilità
E' compatibile con tutte le pensioni dirette di invalidità e con tutte le prestazioni dirette concesse per invalidità di guerra, di lavoro o di servizio.

Misura
L'importo è per il 2011 pari a € 260,27 ed è erogato per 13 mensilità annue.
Al pari delle altre prestazioni assistenziali per invalidità e cecità civile dal 1° gennaio 2001 è stato maggiorato di euro 10,33 alle condizioni previste dalla legge e al compimento del 60° anno di età è soggetto all’incremento fino a 603,87 per il 2011 semprechè sussistano i requisiti reddituali individuali e coniugali a tal fine previsti (vedi assegno sociale).
Al compimento del 65° anno di età in luogo della pensione non reversibile per sordità viene erogato l'assegno sociale sostitutivo.

Indennità di comunicazione
E’ la prestazione che spetta a qualsiasi età al solo titolo della minorazione indipendentemente dalle condizioni economiche .

Requisiti sanitari
Per il diritto all’indennità è necessario che i richiedenti siano stati riconosciuti dalla competente commissione medica della Asl integrata dal medico Glossary Link Inps affetti da ipoacusia pari o superiore a 60 decibel htl nell'orecchio migliore (se di età fino a 12 anni) ovvero superiore a 75 decibel htl nell'orecchio migliore (dopo il 12° anno di età).

Compatibilità
E' compatibile con il ricovero a totale carico dello Stato e con l'attività lavorativa.
E' cumulabile, in caso di pluriminorazioni, con le indennità di accompagnamento degli invalidi e ciechi civili.

Misura
L'importo è per il 2011 di € 243,10 ed è erogato per 12 mensilità annue.

Assegno sociale sostitutivo
L’assegno mensile di assistenza e la pensione di invalidità per gli invalidi civili, così come la pensione non reversibile per i sordi, sono sostituiti dall’assegno sociale al compimento del 65° anno del titolare.
Gli invalidi civili e i sordi che hanno compiuto i 65 anni di età entro il 31 dicembre 1995 (i nati entro il 1930) continuano a percepire, come sostitutiva della precedente prestazione, la pensione sociale.

Requisiti reddituali
Ai fini dell’assegno sociale sostitutivo, gli invalidi civili parziali devono far riferimento al limite individuale previsto per la generalità dei richiedenti l'assegno sociale (importo annuo dell’assegno stesso).
Gli invalidi civili totali ed i sordi devono far riferimento allo stesso limite reddituale previsto per la concessione della originaria pensione di invalidità civile e della pensione non reversibile (per il 2011 € 15.305,79) .
Si considerano gli stessi redditi previsti per il diritto alle prestazioni di invalidità civile e sordità (vedi assegno mensile di assistenza) ovvero solo quelli individuali valutabili agli effetti dell'Irpef, con esclusione della pensione di guerra e della rendita dell'Inail.
Si individuano i redditi riferiti all'anno in corso in sede di prima liquidazione, mentre si fa riferimento ai redditi dell'anno precedente negli altri casi. I redditi da pensione vanno sempre valutati nell'anno in corso.
Tali requisiti permangono anche nel caso in cui, in sede di visita medica di verifica, non viene confermato il requisito sanitario che aveva dato luogo alla prestazione originaria

Misura
Alle condizioni reddituali sopra descritte si ha diritto a percepire l’assegno sociale sostitutivo nella misura prevista quale importo base ovvero senza gli aumenti, le maggiorazioni e l’incremento che sono stati disposti nei confronti della generalità degli ultrasessantacinquenni aventi diritto all’ assegno sociale.
Ai fini di tali miglioramenti, anche gli invalidi civili ed i sordi, sono vincolati necessariamente ai requisiti reddituali richiesti alla generalità degli ultrasessantacinquenni, quindi devono fare riferimento anche ai redditi posseduti dall’eventuale coniuge(vedi assegno sociale).

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in Servizi Patronato
Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:28

Pensione ciechi

I cittadini italiani e dell’Unione europea residenti nel nostro paese nonché gli extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno CE-SLP se affetti da cecità parziale o totale e in possesso degli ulteriori requisiti richiesti, possono accedere alle prestazioni previste dalla legge per i ciechi civili
La domanda per l' Glossary Link accertamento della minorazione visiva che darà luogo alle eventuali prestazioni economiche segue lo stesso procedimento di invio telematico previsto per gli invalidi civili.

Pensione non reversibile dei ciechi totali
E’ la prestazione economica che spetta ai ciechi assoluti di età superiore ai 18 anni.

Requisiti sanitari
Per il diritto alla prestazione è necessario che l’interessato, in sede di accertamento sanitario, risulti avere un residuo visivo in entrambi gli occhi uguale a 00 ovvero la mera percezione dell’ombra o della luce

Requisito reddituale
Come per le prestazioni economiche di invalidità civile anche per la pensione non reversibile dei ciechi assoluti il Glossary Link reddito da considerare è quello individuale ovvero posseduto dal solo richiedente anche se coniugato ed è riferito all’anno precedente quello in cui la prestazione è erogata; se il rddito è relativo a pensioni si considererà quello dell'anno in corso così come nei casi di prima liquidazione.
Il limite di reddito, come quello della pensone degli invalidi civili, per il 2011 è pari a €. 15.305,79.
I redditi da considerare e da escludere dal computo sono gli stessi previsti per il diritto alle prestazioni di invalidità civile (vedi assegno mensile di assistenza).

Compatibilità
E' compatibile con tutte le pensioni dirette di invalidità e con tutte le prestazioni dirette concesse per invalidità di guerra, di lavoro o di servizio.

Misura
L'importo è per il 2011 pari a €. 260,27 per la pensione erogata ai ciechi assoluti ricoverati.
E’ di importo pari a € 281,46 la prestazione spettante ai ciechi assoluti non ricoverati.
Al pari delle prestazioni degli invalidi civili, dal 1° gennaio 2001 la pensione non reversibile è stata maggiorata di euro 10,33 alle condizioni previste dalla legge e, al compimento del 60° anno di età è soggetta all'incremento fino a 603,87 per il 2011, semprechè sussistano i requisiti reddituali individuali e coniugali a tal fine previsti (vedi assegno sociale).
Al compimento del 65° anno continua ad essere erogata nella sua forma originaria ovvero non sostituita dall’assegno sociale.

Indennità di accompagnamento
E’ la prestazione che spetta ai ciechi assoluti di qualsiasi età ed è svincolata da requisiti reddituali.

Requisiti sanitari
Residuo visivo in entrambi gli occhi uguale a 00 ovvero la mera percezione dell’ombra o della luce.

Incompatibilità
E' incompatibile con analoghe indennità per cecità di guerra, di lavoro o di servizio, fatta salva la facoltà di opzione.

Compatibilità
E' compatibile con l'attività lavorativa e con il ricovero presso strutture pubbliche.
In caso di pluriminorazioni è cumulabile con l’indennità di accompagnamento degli invali civili totali e l’indennità di comunicazione dei sordi.

Misura
L'importo mensile, erogato per 12 mensilità annue, è per il 2011 di €. 807,35.

Pensione non reversibile dei ciechi parziali o ventesimisti
E’ la prestazione economica che spetta ai ciechi parziali a qualsiasi età.

Requisiti sanitari
Per il diritto alla prestazione è necessario che l’interessato, in sede di accertamento sanitario, risulti avere un residuo visivo non superiore ad 1/20 in entrambi gli occhi, con eventuale correzione.

Requisito reddituale
E’ quello previsto per la pensione dei ciechi assoluti.

Compatibilità
E' compatibile con tutte le pensioni dirette di invalidità e con tutte le prestazioni dirette concesse per invalidità di guerra, di lavoro o di servizio.

Misura
L'importo è per il 2011 pari a €. 260,27.
Dal 1° gennaio 2001, per i pensionati non ancora 65enni, l'importo è maggiorato di euro 10,33 alle condizioni previste dalla legge.
Al compimento del 65° anno la pensione continua ad essere erogata nella sua forma originaria ovvero non sostituita dall’assegno sociale, ma laddove ricorrano i requisiti di legge è soggetta alla maggiorazioni previste per la generalità degli ultrasessantacinquenni titolari di assegno sociale e al compimento del 70° anno di età all’incremento fino a 603,87 per il 2011.

Indennità speciale
E’ la prestazione che spetta ai ciechi civili parziali (ventesimisti) svincolata dall’età e da requisiti reddituali

Requisiti sanitari
Residuo visivo non superiore ad 1/20 in entrambi gli occhi, con eventuale correzione.

Incompatibilità
E' incompatibile con analoghe indennità per cecità di guerra, di lavoro o di servizio, fatta salva la facoltà di opzione.

Compatibilità
E' compatibile con l'attività lavorativa e con il ricovero presso strutture a totale carico dello Stato.
In caso di pluriminorazioni è cumulabile con l' indennità di accompagnamento a favore degli invalidi civili e l'indennità di comunicazione dei sordomuti.

Misura
L'importo mensile, erogato per 12 mensilità annue, è per il 2011 di € 189,63.

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in Servizi Patronato
Martedì, 26 Agosto 2014 14:04

Pensioni complementari

CHE COSA SONO

Il principale scopo della previdenza complementare, che integra e non sostituisce la pensione pubblica, è quello di soddisfare l’aspettativa della lavoratrice e del lavoratore a mantenere uno stile di vita, anche durante il pensionamento, il più vicino possibile a quello goduto durante l’attività lavorativa.
In tutte le nazioni moderne i fondi pensione sono una realtà diffusa e rappresentano un punto rilevante del sistema economico.
Con la riforma pensionistica, anche nel nostro paese si affiancano alla pensione pubblica i fondi pensione di categoria che concorrono ad integrare la prestazione pubblica con una rendita complementare.
I fondi pensione di categoria rappresentano una scelta importante sia per la trasformazione in senso democratico del sistema finanziario sia perché sono regolati da un'uniformità contrattuale di condizioni e trattamenti a favore di tutti i lavoratori appartenenti a diversi settori.
I fondi pensione negoziali, organismi senza fini di lucro, vengono istituiti con l'associazione diretta fra lavoratori e imprese e gli unici beneficiari sono esclusivamente i lavoratori associati (o i loro familiari eredi).

Le caratteristiche fondamentali dei fondi di previdenza complementare sono:

• l’adesione individuale e volontaria
• il regime di contribuzione definita: vale a dire, i Glossary Link contributi dovuti al fondo sono predeterminati dalle fonti istitutive
• la capitalizzazione individuale: i contributi versati a favore di ciascun lavoratore finiscono in un conto individuale. Detti contributi investiti sui mercati finanziari determinano un rendimento. Le quote versate più i rendimenti ottenuti costituiscono il montante individuale da cui si ricaverà la rendita.

I Destinatari
Possono iscriversi ai fondi pensionistici complementari tutti i lavoratori dipendenti sia privati che pubblici, sempre che i rispettivi contratti di lavoro prevedano la costituzione di un fondo.
Possono inoltre costituire i fondi di previdenza complementare anche i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti.

Il finanziamento
I fondi negoziali sono finanziati da un contributo a carico del lavoratore, da un contributo a carico del datore di lavoro e dal TFR (trattamento di fine rapporto).

L'adesione
Per i lavoratori di prima occupazione, dopo il 28 aprile '93, è prevista la integrale destinazione ai fondi pensione dell'accantonamento annuale del TFR. Per i lavoratori con prima occupazione antecedente il 29 aprile ’93 non vi è l’obbligo di destinare l’intero TFR maturando, ma soltanto una quota stabilita dalle fonti istitutive, che nella generalità dei casi è fissato nella misura del 2%.

Dal 1° gennaio 2007 è stata prevista un’ulteriore modalità di adesione alle forme pensionistiche complementari attraverso il conferimento in forma esplicita o tacita del solo TFR.
Con questa nuova modalità di adesione il lavoratore non è tenuto a versare al fondo pensione il contributo a suo carico, in tal caso il contributo del datore di lavoro non è obbligatorio.
Se, invece, il lavoratore decide di versare, oltre al TFR maturando, anche la contribuzione a suo carico, il datore di lavoro è tenuto a versare il contributo a suo carico, se previsto, che affluirà al fondo prescelto dal lavoratore stesso nei limiti e con le modalità stabilite dai contratti.

Pertanto, entro 6 mesi dall’assunzione, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato (sono esclusi i dipendenti delle pubbliche amministrazioni) devono scegliere se destinare, in tutto o in parte, il loro TFR maturando alla previdenza complementare o lasciarlo in azienda.
Nel caso in cui non manifesteranno alcuna scelta, il TFR maturando sarà conferito in via automatica ad una forma pensionistica complementare (principio del silenzio assenso).
Nel caso invece il lavoratore manifesti la volontà di non destinare il TFR maturando alla previdenza complementare se l’azienda presso la quale è occupato ha almeno 50 dipendenti, detto TFR verrà versato al Fondo di Tesoreria gestito presso l’INPS, se l’azienda ha meno di 50 dipendenti resterà presso il datore di lavoro.
Sono interessati alla scelta tutti i lavoratori non iscritti alla previdenza complementare e coloro che pur iscritti versano al Fondo di previdenza solo una parte di TFR.
La vigente normativa sulla previdenza complementare prevede, infatti, che i lavoratori di prima occupazione successiva al 28.04.1993 in caso di adesione debbano versare l’intero TFR maturando al Fondo pensione, mentre i lavoratori occupati prima di tale data sono tenuti a versare soltanto una quota di TFR maturando stabilita dai contratti.
Con la nuova normativa a decorrere dal 1° gennaio 2007 anche ai lavoratori occupati prima del 29.04.1993 è data la possibilità di destinare alla previdenza complementare l’intero TFR maturando.

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in Servizi Patronato
Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:41

Assegno sociale

L’assegno sociale, istituito dall’ art.3, comma 6, della l. 335/1995 con effetto dal 1° gennaio 1996, ha sostituito la pensione sociale e le relative maggiorazioni (circ. 208/1996).
E’ una prestazione di carattere assistenziale che prescinde del tutto dal pagamento dei Glossary Link contributi e spetta ai cittadini che si trovino in disagiate condizioni economiche.

L’assegno sociale è corrisposto ai cittadini italiani, residenti in Italia, che abbiano compiuto 65 anni e si trovino nelle condizioni reddituali previste dalla legge.
La verifica per la permanenza del diritto va fatta ogni anno. Perciò l’assegno sociale verrà liquidato sempre con carattere di provvisorietà sulla base del Glossary Link reddito presunto.
Nell’anno successivo l’Inps opererà la liquidazione definitiva o la modifica o la sospensione sulla base delle dichiarazioni reddituali rese dagli interessati.

L’assegno sociale non è gravato da imposte e non è reversibile ai familiari superstiti.

L'assegno sociale è inesportabile (circ. 15/1993 – circ. 82/2000, punto 3).

L’assegno sociale non è cedibile, non è sequestrabile e non è pignorabile.

Per tutto quanto non diversamente disposto dalla l. 335/1995, per gli assegni sociali continuano ad applicarsi le disposizioni che disciplinano la pensione sociale.

REQUISITI PER IL DIRITTO

- Cittadinanza italiana
- Residenza effettiva ed abituale in Italia
- 65 anni di età
- particolari condizioni reddituali personali e del coniuge

Elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale è la residenza effettiva: tale requisito si perfeziona con la dimora stabile ed abituale in Italia, assumendo rilevanza essenziale il rapporto tra il soggetto richiedente la provvidenza ed il luogo.
Per quanto sopra - salvo che per gravi motivi sanitari opportunamente documentati - l'Inps dovrà procedere alla sospensione dell'assegno sociale in caso di permanenza all'estero per un periodo superiore ad un mese.
Decorso un anno dalla sospensione dell'assegno sociale le sedi competenti - previa verifica del permanere di tale situazione - provvederanno a revocare il beneficio.

Dovranno essere tenuti attentamente in osservazione i casi in cui si venga a conoscenza di fatti o circostanze che facciano sorgere dubbi sulla permanenza stabile in Italia, attivando le verifiche e i controlli ritenuti più opportuni per riscontrare quanto dichiarato dal pensionato: Glossary Link accertamento presso il Comune di residenza in Italia a mezzo dell'Autorità di polizia preposta, acquisizione di dichiarazioni del consolato, presa visione dei visti d'ingresso e di uscita apposti sul passaporto, verifiche tramite accertatori di reparto. Nei casi in cui si renda necessario, si devono interessare la Polizia Municipale e le altre autorità di Pubblica Sicurezza per le indagini di competenza, ai sensi di quanto previsto dal d. lgs. 68/2001.

Tali accertamenti riguardo comportamenti in contrasto con la norma che impone il requisito della residenza per il riconoscimento ed il mantenimento dell'assegno sociale - quali ad esempio la riscossione non periodica dell'assegno stesso - dovranno avere luogo di volta in volta e sui singoli casi. Essi divengono ancora più opportuni in quegli ambiti territoriali caratterizzati da fenomeni migratori.

Le verifiche dovranno avere cadenza periodica nei casi in cui il pagamento delle prestazioni avvenga a mezzo delegato o con accredito su conto corrente bancario o postale e, comunque, a campione sulle dichiarazioni di responsabilità rese, così come previsto dalle vigenti disposizioni in materia di auto certificazione (msg. 12886 del 4.6.2008).

DESTINATARI

Hanno diritto all’assegno sociale con effetto dal 1° febbraio 1996 i cittadini italiani che hanno compiuto il 65° anno di età, che risiedono effettivamente ed abitualmente in Italia e sono sprovvisti di reddito, ovvero possiedono redditi di importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge.

La residenza in Italia e la cittadinanza italiana sono condizioni per la concessione e per la conservazione del relativo diritto (circ. 729/1978).

La cittadinanza italiana è regolata dalla l. 91/1992 e dai relativi regolamenti di esecuzione introdotti con d.p.r. 572/1993 e d.p.r. 362/1994: la nascita sul territorio nazionale non fa acquisire automaticamente la cittadinanza italiana, ma soltanto qualora i genitori stranieri - residenti sul territorio italiano - siano ignoti, apolidi o non abbiano trasmesso ai figli la cittadinanza secondo le disposizioni del loro stato di appartenenza. La cittadinanza italiana per nascita sul territorio nazionale può essere successivamente conseguita su domanda da presentare in Prefettura.
La perdita della cittadinanza comporta la revoca dell'assegno.

Hanno inoltre diritto all’assegno sociale alle stesse condizioni di età e di reddito:

- i cittadini della Repubblica di San Marino residenti in Italia (circ. 53431/1970);
- gli stranieri o apolidi ai quali è stata riconosciuta la qualifica di "rifugiato politico" e lo "status di protezione sussidiaria" ed i rispettivi coniugi ricongiunti (circ. 175/1983, art. 2 e 22 del d.lgs 251/2007, msg. 4090 del 23.3.2007);
- i detenuti, indipendentemente dalla durata della pena alla quale siano stati condannati (circ. 703/1971);
- i cittadini di Stati membri dell’ Unione Europea, residenti in Italia, che abbiano svolto un lavoro dipendente o autonomo in uno degli Stati dell’Unione (circ. 754/1986). A seguito delle innovazioni introdotte dalla legge n. 40/98, i cittadini della Comunità Europea residenti in Italia possono ottenere l’assegno sociale indipendentemente dal possesso della qualifica di lavoratori. Per tali soggetti la prestazione potrà essere riconosciuta da data successiva al 27 marzo 1998 (circ. 82/2000).
- gli stranieri o apolidi titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno (circ. 82/2000). Successivamente, l’ art. 80, comma 19, l. 388/2000 ha ammesso a detti benefici dal 1° gennaio 2001 i soli stranieri titolari di carta di soggiorno (circ. 99/2003). Il d.lgs. 8 gennaio 2007 n. 3, infine, recepisce una Direttiva Comunitaria del 2003 (Direttiva/2003/109CE), in favore di cittadini di Paesi terzi "soggiornanti di lungo periodo" (msg. 7742/07). Il Decreto, modificando l'art. 9 del Testo Unico sull'immigrazione, ha introdotto - in sostituzione della Carta di soggiorno - il permesso di soggiorno CE per i cittadini soggiornanti di lungo periodo.
Dal 1° gennaio 2007 godranno dell'applicazione delle norme comunitarie i cittadini di Romania e Bulgaria, entrate a far parte della Unione Europea da tale data. Essi beneficeranno dei diritti previsti e dei relativi effetti economici con decorrenza non anteriore al 1° gennaio 2007 (circ 35/2007).

A partire dall'11 aprile 2007 i cittadini comunitari ed i loro familiari a carico che risiedono regolarmente in Italia, per un periodo superiore a tre mesi, possono fare richiesta, in presenza degli altri requisiti, dell'assegno sociale (d. lgs. 30/2007). Alla domanda va accluso il certificato di iscrizione anagrafica presso il Comune di residenza.

Con decorrenza dal 1° gennaio 2009, per avere diritto all'assegno sociale, come ulteriore requisito occorre avere soggiornato legalmente ed in via continuativa in Italia per almeno 10 anni (L.133/2008, art. 20, c.10). Tale requisito dovrà essere accertato indipendentemente dal periodo dell'arco vitale in cui la permanenza continuativa e legale si è verificata.
La nuova normativa si applica alle domande presentate dal 1° dicembre 2008 per ottenere la prestazione assistenziale con decorrenza 01/2009.

Il requisito del soggiorno legale e continuativo per almeno dieci anni si rileva dal titolo rilasciato dalla competente Autorità italiana, che i richiedenti la prestazione hanno l'obbligo di presentare a corredo della relativa istanza. Per il computo dei dieci anni, qualsiasi sia la documentazione utile attestante il soggiorno legale e continuativo, va tenuto conto della continuità delle date di rilascio dei diversi documenti rispetto alla scadenza di quelli eventualmente in precedenza posseduti.
Le Sedi dell'Istituto potranno inoltrare, ove lo ritengano necessario, richieste di accertamenti o di verifiche alle Autorità competenti sulla documentazione prodotta.

REQUISITI REDDITUALI

Alla formazione del reddito concorrono i redditi, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva, di qualsiasi natura (retribuzioni, salari, pensioni, rendite agrarie e da fabbricati, ecc.). Si tiene conto anche dei redditi esenti da imposte o soggetti a ritenute alla fonte a titolo di Glossary Link imposta, nonché degli assegni alimentari corrisposti a norma del codice civile (circ. 53394/1970 – parte I).

Per una descrizione analitica della tipologia dei redditi da considerare per il richiedente e il coniuge vedi rilevanza n. 7.

Non concorrono alla formazione del reddito:

- la pensione liquidata secondo il sistema contributivo (l. 335/1995) a carico di enti previdenziali obbligatori (pubblici o privati), per un importo pari ad 1/3 della pensione stessa e comunque non oltre 1/3 dell’assegno sociale;
- le competenze arretrate soggette a tassazione separata;
- i trattamenti di fine rapporto comunque denominati (buonuscita, indennità di anzianità, premio di fine servizio, liquidazione, ecc.), e le relative eventuali anticipazioni;
- i trattamenti di famiglia comunque denominati;
- il reddito della casa di abitazione;
- l’assegno sociale stesso;
- le indennità di accompagnamento di ogni tipo (circ. 743/1983);
- gli assegni per l’assistenza personale continuativa erogati dall’ Glossary Link Inail nei casi di invalidità permanente assoluta conseguente alle menomazioni di cui alla tabella allegata 3 del d.p.r. 1124/1965;
- gli assegni per l’assistenza personale continuativa erogati dall’Inps ai pensionati per inabilità;
- l’indennità di comunicazione per i sordomuti di cui all’ art. 4 della l. 508/1988;
- l’assegno vitalizio pagato agli ex combattenti della guerra 1915 – 1918, i soprassoldi connessi alle Medaglie al Valor Militare, le pensioni o assegni connessi alle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia (circ. 53412/1970);
- l’indennizzo previsto dalla legge 210/1992 in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati (circ. 203/2000).

Inoltre, non sono computabili i redditi da fabbricati distrutti o inagibili per effetto di eventi sismici esclusi per legge dall’assoggettabilità all’ Glossary Link IRPEF fino alla loro definitiva ricostruzione o agibilità. I soggetti interessati devono presentare un certificato del Comune attestante la distruzione ovvero l’inagibilità dei fabbricati (circ. 741/1982).

A decorrere dal 1° marzo 2009 - data di entrata in vigore della l. 14/2009, art. 35, commi da 8 a 13 - in sede di prima liquidazione degli assegni sociali dovrà essere considerato il reddito dell'anno in corso, dichiarato in via presuntiva dall'interessato.
La previsione normativa sopra citata stabilisce al c. 9 che - in sede di prima liquidazione di una prestazione - il reddito di riferimento è quello dell'anno in corso, dichiarato in via presuntiva.
Pertanto, per l'individuazione dell'anno da considerare per il reddito rilevante ai fini del riconoscimento delle prestazioni, deve farsi riferimento alla data di decorrenza della prestazione medesima:

- per decorrenze successive al 1° marzo 2009 vige l'art. 35, cc. da 8 a 13, L. 14 del 27/02/2009 (redditi anno in corso per le prime liquidazioni);
- per decorrenze dal 1° gennaio 2009 al 1° marzo 2009 vige la disciplina previgente.

Per le prestazioni con decorrenza anteriore al 2009, il diritto alla corresponsione delle prestazioni stesse per il periodo anteriore al 1° luglio 2009 è riconosciuto sulla base delle disposizioni previgenti. Per la corresponsione dal 1° luglio 2009, la verifica della sussistenza del diritto è effettuata sulla base delle dichiarazioni reddituali rese dal pensionato nell'anno 2009 per i redditi del 2008 che saranno considerati rilevanti per la corresponsione fino al 30 giugno 2010 (circ. 62 del 22/04/2009).

Ai fini dell’individuazione del reddito, gli eventuali atti di disposizione e di costituzione di diritti reali sui beni immobili posti in essere dal richiedente immediatamente prima o subito dopo la presentazione della domanda di assegno sociale sono da considerare influenti sia che avvengano a titolo oneroso che a titolo gratuito (circ. 710/1973 – msg. 35308/1992).

Per gli atti di disposizione a titolo oneroso il reddito da computare è quello ottenuto dall’interessato - in relazione all’impiego di quanto ricavato - dalla vendita del bene immobile.

Per gli atti di disposizione a titolo gratuito posti in essere nelle more dell’istruttoria va fatta una ulteriore distinzione:

- se il reddito relativo ai beni ceduti è superiore al limite previsto per il diritto, la pensione avrà decorrenza dal mese successivo a quello nel corso del quale l’atto è stato redatto;
- se è inferiore, la pensione avrà decorrenza dalla domanda ferma restando l’influenza del reddito in argomento sulla misura della prestazione, fino al momento della cessazione del bene.

In ogni caso, ai fini dell’individuazione del reddito, dovrà attribuirsi al richiedente l’assegno sociale il reddito catastale del bene immobile dato in uso gratuito.

Qualora l’ assegno sociale derivi da pensioni di invalidità civile si dovrà tenere conto della specifica normativa che - per queste ultime - fa riferimento al solo reddito del titolare della prestazione.

DECORRENZA

L’assegno sociale decorre dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda e in presenza di tutti i requisiti previsti dalla legge (età, cittadinanza, residenza effettiva e dimora abituale in Italia, requisiti reddituali).

MISURA ED IMPORTO

L’importo dell'assegno sociale è determinato annualmente in relazione all’aumento percentuale delle pensioni, fissato con decreto ministeriale
In relazione all’entità del reddito personale e dell’eventuale reddito cumulato, l’assegno sociale può essere liquidato in misura intera o ridotta (circ. 208/1996).

La misura massima dell'assegno spettante è determinata per il pensionato non coniugato o legalmente ed effettivamente separato (vale anche per la separazione in via provvisoria - circ. 185/2000) dalla differenza tra il limite di reddito previsto e il reddito dichiarato:

- si ha diritto alla misura intera se non si posseggono redditi;
- si ha diritto alla misura ridotta, fino alla concorrenza dell’assegno sociale, se si posseggono redditi in misura inferiore all’importo dell’assegno sociale.

Non si ha diritto se si posseggono redditi superiori all’importo dell’assegno sociale.

La misura massima dell'assegno spettante è determinata per il pensionato coniugato dalla differenza tra il limite di reddito coniugale previsto e il reddito dichiarato (il reddito personale va sommato a quello del coniuge):

- si ha diritto alla misura intera se non si posseggono redditi;
- si ha diritto alla misura ridotta, se si posseggono redditi in misura inferiore al doppio dell’importo annuo dell’assegno sociale.

Non si ha diritto se si posseggono redditi superiori al doppio dell’importo annuo dell’assegno sociale.

Non si procede al cumulo del reddito dell’interessato con quello del coniuge nel caso di separazione legale o di comprovato stato di abbandono (Circ. 60001/1974, circ. 12/1990 e circ. 248/1990).

L’importo mensile dell'assegno è dato dalla misura massima spettante, divisa per 13 mensilità. E’ determinato provvisoriamente sulla base del reddito presuntivo dichiarato o dei redditi denunciati dal pensionato memorizzati sul Casellario centrale dei pensionati, e viene eventualmente conguagliato nell'anno successivo.

INTERESSI LEGALI

In caso di ritardo nella liquidazione della prestazione sono dovuti gli interessi legali a far tempo dal 121° giorno dalla data di presentazione della domanda o dalla successiva data di perfezionamento dei requisiti.
La legge finanziaria per il 2007 ha previsto nuove modalità per il calcolo degli interessi legali nel caso in cui la domanda presentata dall'interessato risulti incompleta delle notizie e dei dati necessari per la sua liquidazione.
In questi casi gli interessi legali decorrono dal 121° giorno successivo alla data in cui la domanda possa essere definita completa o comunque dal 121° giorno successivo a quello in cui i requisiti si perfezionano (data di decorrenza della pensione).
La nuova disciplina trova applicazione per tutte le domande presentate dal 1° gennaio 2007, data di entrata in vigore della L. 296/2007, art. 1, c.783.

MAGGIORAZIONE SULL'ASSEGNO SOCIALE

L’ art. 70, comma 1, l.388/2000, stabilisce che, a far tempo dal 1° gennaio 2001, in presenza di particolari condizioni reddituali, è concessa una maggiorazione sull’assegno sociale per un importo pari a euro 12,91 mensili per i titolari con età inferiore a 75 anni e a euro 20,65 mensili per i titolari con età pari o superiore a 75 anni (circ. 61/2001).

Dal 1.1.2002 è stato applicato un incremento delle maggiorazioni, in presenza di particolari requisiti reddituali, di età e di contribuzione, fino a garantire un reddito personale minimo di Euro 516,46 mensili, per 13 mensilità (L. 448/2001, art. 38)

L’ aumento è soggetto a norme diverse da quelle dell’ assegno sociale e tali regole sono molto più restrittive anche se la tipologia dei redditi da valutare coincide sostanzialmente con quella dei redditi da considerare per il diritto all’assegno sociale con l’aggiunta del reddito della casa di abitazione.

A tale fine si tiene conto dei redditi di qualsiasi natura compresi i redditi esenti da imposte e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva.

Per una descrizione analitica della tipologia dei redditi da considerare vedi rilevanza n. 22.

Tali maggiorazioni sono differenziate a seconda dell’età e subordinate a limiti di reddito sia personale che cumulato con quello del coniuge.

La misura massima della maggiorazione spettante è determinata:

- per il pensionato solo, dalla differenza tra il limite di reddito previsto e il reddito dichiarato (tenendo conto anche del reddito derivante da pensione);
- per il pensionato coniugato (non legalmente ed effettivamente separato), dal minore degli importi risultanti dalla differenza tra il limite di reddito previsto per il pensionato solo e il reddito personale dichiarato (tenendo conto anche del reddito derivante da pensione) e la differenza tra il limite di reddito coniugale previsto e il reddito cumulato con quello del coniuge (tenendo conto anche dell’eventuale reddito derivante da pensione del coniuge).

L' importo mensile della maggiorazione è dato dalla misura massima spettante, divisa per 13 mensilità.

LE TABELLE DEGLI IMPORTI (senza incremento 1.1.2002)

Il limite di reddito oltre il quale è esclusa la concessione della maggiorazione è:

- per il pensionato solo, la somma dell’ ammontare annuo dell’assegno sociale e dell’ammontare annuo della maggiorazione dell’assegno sociale.
La maggiorazione viene erogata in misura ridotta se il reddito del pensionato è compreso tra il reddito che ne consente la concessione in misura intera (ammontare annuo dell’assegno sociale) e quello che ne esclude la concessione (ammontare annuo dell’assegno sociale + ammontare annuo della maggiorazione dell’assegno sociale).
- per il pensionato coniugato, la somma del limite di reddito determinato come per il pensionato solo e l'ammontare annuo del trattamento minimo.

La maggiorazione viene erogata in misura ridotta se il reddito personale del pensionato è inferiore al limite di reddito previsto per il pensionato solo e se il reddito, cumulato con quello del coniuge, è compreso tra il limite che ne consente la concessione in misura intera (ammontare annuo del trattamento minimo + ammontare annuo dell’assegno sociale) e quello che ne esclude la concessione (ammontare annuo dell’assegno sociale + ammontare annuo della maggiorazione dell’assegno sociale + ammontare annuo del trattamento minimo).

TABELLE LIMITI DI REDDITO
Pensionati infrasettantacinquenni
Pensionati ultrasettantacinquenni

REVOCA O RIDUZIONE

Qualora al titolare di assegno sociale venga liquidata altra pensione e i redditi considerati superano il limite annuo, l’assegno sociale diventa indebito e va revocato dalla data di decorrenza della nuova pensione.

Per accertare la sussistenza del diritto all'assegno sociale, a seguito della concessione della nuova pensione, si procederà alla verifica reddituale - personale e familiare - ripartendo la somma degli arretrati e attribuendola a ciascun anno di competenza, come previsto da recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. A seguito di tale verifica l'assegno sociale potrà essere ridotto o revocato.

Peraltro, considerata la natura alimentare dell’assegno sociale, questo viene provvisoriamente lasciato in pagamento nelle more della definizione della nuova pensione, ed i ratei percepiti, divenuti indebiti, potranno essere recuperati in sede di liquidazione degli arretrati della nuova pensione (circ. 262/1991).

N.B.: Si precisa che, in via generale, la titolarità di pensione non costituisce impedimento alla liquidazione dell’assegno sociale quando non risulti superato il limite di reddito applicabile in relazione allo stato di famiglia del pensionato (risposta a quesito S.R. Marche del 26.9.2003).

TITOLARI DI ASSEGNI SOCIALI RICOVERATI
Qualora l’interessato sia ricoverato in istituti o comunità con retta a totale carico di Enti pubblici, l'assegno sociale verrà ridotto sino ad un massimo del 50% (circ. 65/2003).

Nel caso in cui la retta presso i predetti istituti o comunità sia parzialmente a carico dell’interessato o dei suoi familiari, l’assegno sociale viene corrisposto:

- in misura intera, se l’importo della retta a carico dell’interessato o dei familiari risulta pari o superiore al 50% dell’assegno sociale;
- in misura ridotta del 25%, se l’importo della retta a carico dell’interessato o dei familiari risulta inferiore al 50% dell’assegno sociale.

ASSEGNO SOCIALE AI MINORATI CIVILI
Agli invalidi civili che hanno maturato i 65 anni di età dal 1° gennaio 1996 spetta l'assegno sociale sostitutivo dell’assegno erogato dal Ministero dell’Interno.

Ai fini dell'accertamento reddituale per la concessione dell’assegno sociale si tiene conto, come per i minorati civili soltanto del reddito personale e in nessun caso si valuta il reddito del coniuge (msg. 18883/1997).

Dovranno essere presi in considerazione i soli redditi assoggettati a IRPEF, con esclusione dei redditi esenti (pensioni di guerra, provvidenze economiche in favore di minorati civili) o comunque non computabili agli effetti dell’IRPEF (rendite INAIL), secondo quanto stabilito dall'art. 14 septies l. 33/1980.

Nel caso in cui il titolare di assegno sociale derivante da invalidità civile superi in un anno il previsto limite di reddito, non si dovrà procedere alla revoca della pensione, ma si dovrà sospendere la pensione nel solo anno in cui si è superato il limite di reddito (Msg. 1338/1994).
In caso di erogazione di arretrati per la determinazione del limite di reddito questi non vanno considerati nel loro importo complessivo, ma nelle quote maturate per ciascun anno di competenza (cosiddetto "criterio di competenza", risposta a quesito S.R. Calabria del 30.1.2007).

Nel caso di soggetti pluriminorati, il cumulo delle provvidenze per i mutilati ed invalidi civili con quelle spettanti per invalidità di guerra, di lavoro, di servizio, nonché per cecità e sordomutismo, è possibile solo in presenza di minorazioni e malattie di tipo diverso e sempre che ricorrano tutti i requisiti prescritti per il diritto alle singole provvidenze (circ. 749/1984).

Per l'anno 2010, l'importo base dell' Assegno Sociale in trasformazione, spettante agli invalidi civili e ai sordomuti, è di 335,13 euro mensili.
Per avere diritto all'aumento fino all'importo mensile di 411,53 euro, ossia beneficiare in misura intera o ridotta degli aumenti di 76,40 euro mensili, previsti dalle leggi finanziarie del 1999 e 2001 (art. 67 legge n. 448/98 e art. 52 legge n. 488/99), viene preso a riferimento oltre al reddito personale dell'invalido anche quello del coniuge.

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in Servizi Patronato
Mercoledì, 27 Agosto 2014 14:26

Indennità di comunicazione

COS'E'

E’ la prestazione che spetta a qualsiasi età al solo titolo della minorazione indipendentemente dalle condizioni economiche .

Requisiti sanitari
Per il diritto all’indennità è necessario che i richiedenti siano stati riconosciuti dalla competente commissione medica della Asl integrata dal medico Glossary Link Inps affetti da ipoacusia pari o superiore a 60 decibel htl nell'orecchio migliore (se di età fino a 12 anni) ovvero superiore a 75 decibel htl nell'orecchio migliore (dopo il 12° anno di età).

Compatibilità
E' compatibile con il ricovero a totale carico dello Stato e con l'attività lavorativa.
E' cumulabile, in caso di pluriminorazioni, con le indennità di accompagnamento degli invalidi e ciechi civili.

Misura
L'importo è per il 2011 di € 243,10 ed è erogato per 12 mensilità annue.

Per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, contattaci.

Informazioni aggiuntive

Pubblicato in Servizi Patronato
Pagina 1 di 4

Mod. 730

Assistenza per l'elaborazione del modello Glossary Link 730 e trasmissione all'Agenzia delle Entrate

Mod. Unico

Assistenza per l'elaborazione del modello UNICO e trasmissione all'Agenzia delle Entrate

Mod. ISEE

Assistenza per l'elaborazione del nuovo modello di dichiarazione Glossary Link ISEE

Mod. ICEF

Assistenza per l'elaborazione del modello Glossary Link ICEF

CU 2019

 
Servizio di stampa del mod. Glossary Link CU per i pensionati, disoccupati...