Martedì, 26 Agosto 2014 14:04

Pensioni complementari

CHE COSA SONO

Il principale scopo della previdenza complementare, che integra e non sostituisce la pensione pubblica, è quello di soddisfare l’aspettativa della lavoratrice e del lavoratore a mantenere uno stile di vita, anche durante il pensionamento, il più vicino possibile a quello goduto durante l’attività lavorativa.
In tutte le nazioni moderne i fondi pensione sono una realtà diffusa e rappresentano un punto rilevante del sistema economico.
Con la riforma pensionistica, anche nel nostro paese si affiancano alla pensione pubblica i fondi pensione di categoria che concorrono ad integrare la prestazione pubblica con una rendita complementare.
I fondi pensione di categoria rappresentano una scelta importante sia per la trasformazione in senso democratico del sistema finanziario sia perché sono regolati da un'uniformità contrattuale di condizioni e trattamenti a favore di tutti i lavoratori appartenenti a diversi settori.
I fondi pensione negoziali, organismi senza fini di lucro, vengono istituiti con l'associazione diretta fra lavoratori e imprese e gli unici beneficiari sono esclusivamente i lavoratori associati (o i loro familiari eredi).

Le caratteristiche fondamentali dei fondi di previdenza complementare sono:

• l’adesione individuale e volontaria
• il regime di contribuzione definita: vale a dire, i Glossary Link contributi dovuti al fondo sono predeterminati dalle fonti istitutive
• la capitalizzazione individuale: i contributi versati a favore di ciascun lavoratore finiscono in un conto individuale. Detti contributi investiti sui mercati finanziari determinano un rendimento. Le quote versate più i rendimenti ottenuti costituiscono il montante individuale da cui si ricaverà la rendita.

I Destinatari
Possono iscriversi ai fondi pensionistici complementari tutti i lavoratori dipendenti sia privati che pubblici, sempre che i rispettivi contratti di lavoro prevedano la costituzione di un fondo.
Possono inoltre costituire i fondi di previdenza complementare anche i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti.

Il finanziamento
I fondi negoziali sono finanziati da un contributo a carico del lavoratore, da un contributo a carico del datore di lavoro e dal TFR (trattamento di fine rapporto).

L'adesione
Per i lavoratori di prima occupazione, dopo il 28 aprile '93, è prevista la integrale destinazione ai fondi pensione dell'accantonamento annuale del TFR. Per i lavoratori con prima occupazione antecedente il 29 aprile ’93 non vi è l’obbligo di destinare l’intero TFR maturando, ma soltanto una quota stabilita dalle fonti istitutive, che nella generalità dei casi è fissato nella misura del 2%.

Dal 1° gennaio 2007 è stata prevista un’ulteriore modalità di adesione alle forme pensionistiche complementari attraverso il conferimento in forma esplicita o tacita del solo TFR.
Con questa nuova modalità di adesione il lavoratore non è tenuto a versare al fondo pensione il contributo a suo carico, in tal caso il contributo del datore di lavoro non è obbligatorio.
Se, invece, il lavoratore decide di versare, oltre al TFR maturando, anche la contribuzione a suo carico, il datore di lavoro è tenuto a versare il contributo a suo carico, se previsto, che affluirà al fondo prescelto dal lavoratore stesso nei limiti e con le modalità stabilite dai contratti.

Pertanto, entro 6 mesi dall’assunzione, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato (sono esclusi i dipendenti delle pubbliche amministrazioni) devono scegliere se destinare, in tutto o in parte, il loro TFR maturando alla previdenza complementare o lasciarlo in azienda.
Nel caso in cui non manifesteranno alcuna scelta, il TFR maturando sarà conferito in via automatica ad una forma pensionistica complementare (principio del silenzio assenso).
Nel caso invece il lavoratore manifesti la volontà di non destinare il TFR maturando alla previdenza complementare se l’azienda presso la quale è occupato ha almeno 50 dipendenti, detto TFR verrà versato al Fondo di Tesoreria gestito presso l’INPS, se l’azienda ha meno di 50 dipendenti resterà presso il datore di lavoro.
Sono interessati alla scelta tutti i lavoratori non iscritti alla previdenza complementare e coloro che pur iscritti versano al Fondo di previdenza solo una parte di TFR.
La vigente normativa sulla previdenza complementare prevede, infatti, che i lavoratori di prima occupazione successiva al 28.04.1993 in caso di adesione debbano versare l’intero TFR maturando al Fondo pensione, mentre i lavoratori occupati prima di tale data sono tenuti a versare soltanto una quota di TFR maturando stabilita dai contratti.
Con la nuova normativa a decorrere dal 1° gennaio 2007 anche ai lavoratori occupati prima del 29.04.1993 è data la possibilità di destinare alla previdenza complementare l’intero TFR maturando.

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 14:20

Istanza di ricongiungimento familiare

(art. 29 Decreto Legislativo 286/98)

Il cittadino straniero, titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o di un permesso di soggiorno con durata non inferiore a un anno rilasciato per lavoro subordinato, autonomo, per asilo, per studio, motivi religiosi, motivi familiari e per protezione sussidiaria, può richiedere di essere raggiunto in Italia dai parenti più stretti, per poter tenere unita la sua famiglia.

La procedura è possibile per il coniuge maggiorenne non legalmente separato, i figli minori non coniugati (anche del coniuge o nati fuori del matrimonio), a condizione che l'altro genitore, qualora esistente, abbia dato il suo consenso. E’ prevista inoltre per i figli maggiorenni a carico, qualora per ragioni oggettive non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute che comporti invalidità totale ovvero per genitori a carico, qualora non abbiano altri figli nel Paese di origine o di provenienza. E’ possibile presentare la domanda per genitori ultrasessantacinquenni, qualora gli altri figli nel Paese d’origine siano impossibilitati al loro sostentamento per gravi e documentati motivi di salute.

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:08

Assegno ordinario di invalidità

REQUISITI

L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione non reversibile, prevista per i lavoratori dipendenti privati ed i lavoratori autonomi legata a due condizioni: il versamento di Glossary Link contributi per almeno cinque anni dei quali tre nell'ultimo quinquennio, e il riconoscimento da parte dell’ufficio medico legale dell’ Glossary Link Inps che “la capacità di lavoro dell’assicurato, in occupazioni confacenti alle sue attitudini, sia ridotta in modo permanente, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, a meno di un terzo”.

DURATA

L’assegno ha durata triennale. Prima della scadenza del triennio, è necessario fare la domanda di rinnovo e sottoporsi di nuovo a visita medica perché l’Inps confermi la diagnosi medico legale ed il conseguente diritto alla percezione della prestazione. Dopo il secondo rinnovo l’assegno è considerato permanente, fatti salvi i controlli che l’istituto di previdenza può comunque effettuare per accertarsi che le condizioni sanitarie non siano mutate.
Al compimento dell’età pensionabile l’assegno ordinario di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia.

MISURA E DECORRENZA

L’importo dell’assegno è calcolato sulla base dei contributi versati all'atto della domanda e, laddove la normativa lo consenta, è prevista l’integrazione al trattamento pensionistico minimo, a condizione che non si superino i limiti di Glossary Link reddito personali e coniugali sotto indicati:

Pensionato singolo 2 volte l'importo annuo dell'assegno sociale
(per il 2011 € 10.849,80)
Pensione coniugato 3 volte l'importo annuo dell'assegno sociale
(per il 2011 € 16.274,70)
E’ possibile continuare a lavorare pur essendo titolari dell’assegno e la contribuzione versata può essere utile alla liquidazione di un supplemento. L’importo dell’assegno in questo caso è ridotto in relazione alla retribuzione percepita come da tabella G allegata alla legge 335/95:

Redditi Percentuale di riduzione
Reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo (€ 24.306,36 nel 2011) 25% dell'importo dell'assegno
Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo (€ 30.382,95 nel 2011) 50% dell'importo dell'assegno
L’assegno decorre dal mese successivo alla data di presentazione della richiesta.

Contribuzione figurativa
I periodi di percezione dell’assegno ordinario di invalidità danno luogo ad accredito di contribuzione figurativa valida ai soli fini del diritto, e non dell'importo, della pensione di vecchiaia. Nel caso in cui l’assegno venga revocato per mancanza del requisito sanitario, tale contribuzione viene cancellata.

Assegno ordinario di invalidità e rendita Glossary Link Inail
Per le decorrenze dal 1° settembre 1995 i trattamenti di invalidità liquidati dall'Inps (assegno ordinario e pensione di inabilità) e la rendita Inail sono incumulabili se riferiti allo stesso evento o causa. In questo caso è liquidata interamente la prestazione dell' Inail e solo per la parte eccedente il trattamento previdenziale. Tale disposizione introdotta dalla riforma dell'agosto '95 coinvolge anche le pensioni liquidate prima dell'entrata in vigore della legge ma in tali fattispecie continua l'erogazione della prestazione Inps cristallizzata con riassorbimento dei miglioramenti di legge.

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Mercoledì, 21 Febbraio 2018 08:34

Ape Sociale

L'APE SOCIALE è un'indennità a carico dello stato per soggetti in stato di difficoltà.

SOGGETTI INTERESSATI

- Disoccupati che abbiano avuto almeno 18 mesi di lavoro dipendente nei 3 anni precedenti e che non abbiano percepito indennità di mobilità ASPI e NASPI nei tre mesi precedenti alla presentazione della domanda;

- Caregivers nonché lavoratori dipendenti o autonomi che assistono da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o parenti o un affine di secondo grado conviventi settant'anni o che siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;

- Invalidi: Lavoratori autonomi o dipendenti Invalidi con un'invalidità superiore o uguale al 74%;

- Lavori cd. gravosi che abbiano svolto lavori gravosi per almeno sei anni nei precedenti 7 antecedenti la domanda o almeno 7 anni negli ultimi 10.

Tra cui:

- Operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici;
- Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
- Conciatori di pelli e di pellicce;
- Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
- Conduttori di mezzi pesanti e camion;
- Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
- Addetti all'assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
- Insegnanti della scuola dell'infanzia e educatori degli asili nido;
- Facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati;
- Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
- Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

REQUISITI

- aver compiuto il 63 anno di età
- soggetti che maturano il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi.
- non essere titolari di pensione diretta
- soggetti che hanno almeno 30 anni di anzianità contributiva. Per i lavoratori che svolgono attività difficoltose o rischiose l’anzianità contributiva minima richiesta è di 36 anni.

IMPORTO

L'indennità viene corrisposta per 12 mensilità all'anno fino al conseguimento della pensione di vecchiaia o al raggiungimento di quella anticipata per l’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione per un massimo di 1500 euro (se la pensione è pari o maggiore di detto importo). L’importo dell’indennità non è rivalutato.

CASI PARTICOLARI

- È compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa dipendente o parasubordinata soltanto nel caso in cui i relativi redditi non superino gli 8.000 euro annui e con lo svolgimento di attività di lavoro autonomo nel limite di Glossary Link reddito di 4.800 euro annui.

- Per i dipendenti pubblici che cessano l’attività e che richiedono l’APE sociale i termini di pagamento delle prestazioni di fine servizio iniziano dal compimento dell’età per la pensione di vecchiaia e in base alle norme vigenti che regolano la corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato.

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Sabato, 09 Maggio 2015 13:15

NASpI

Domanda di Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI)

L’art. 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015 n. 22 istituisce, a decorrere dal 1° maggio 2015 , una indennità mensile di disoccupazione denominata Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI), avente la funzione di fornire una tutela di sostegno al Glossary Link reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

La NASpI sostituisce, con riferimento agli eventi di cessazione dal lavoro verificatisi dal 1° maggio 2015, le indennità di disoccupazione ASpI e mini ASpI di cui all’art. 2 della legge n. 92 del 2012 la cui disciplina continua a trovare applicazione per gli eventi di cessazione involontaria dal lavoro verificatisi fino al 30 aprile 2015.

A CHI SPETTA

Sono destinatari della NASpI i lavoratori dipendenti ivi compresi – come già disposto dalla legge n. 92 del 2012 - gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, ai sensi dell’art. 1, co. 3, della legge n.142 del 2001, nonché il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato.

La NASpI è riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

REQUISITI

Lavoratori in stato di disoccupazione ai sensi dell'articolo 1, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 e successive modificazioni;

Lavoratori che possano far valere, nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione;
Lavoratori che possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

QUANTO E COME SPETTA

La NASpI è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni.

Ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione.

MODALITA' DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

Per fruire dell'indennità i lavoratori aventi diritto devono presentare, esclusivamente in via telematica, apposita domanda all’ Glossary Link INPS entro il termine di decadenza di sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

A tal fine, a partire dal 1° maggio 2015, sarà possibile utilizzare i consueti canali telematici per l’inoltro della domanda: via web, attraverso il sito www.INPS.it (direttamente da cittadino in possesso del PIN dispositivo INPS); tramite Glossary Link patronato (che, per legge, offre assistenza gratuita); tramite Contact Center Integrato INPS Glossary Link INAIL (chiamando da rete fissa il numero gratuito 803 164 oppure il numero 06 164 164 da telefono cellulare, con tariffazione stabilita dal proprio gestore).

La disciplina di dettaglio della indennità NASpI sarà regolata con apposita circolare INPS in corso di pubblicazione.

fonte INPS.

DOCUMENTI PER L’ELABORAZIONE DELLA PRATICA

• documento d’identità e Glossary Link codice fiscale del richiedente;
• ultima busta paga;
• lettera di licenziamento;
• codice Glossary Link IBAN;
• modello SR163 da far controfirmare alla propria banca/posta;
• Recapiti: Telefono fisso, Cellulare, Email. 

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 14:21

Istanza di concessione di cittadinanza italiana

(art.5 – art.9 L.91/92)

Per residenza in Italia
Per matrimonio con cittadino italiano

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 14:15

Rinnovo permesso di soggiorno

(artt. 5, 5 bis,21,22 del Decreto Legislativo n. 286/98 e succ. mod. artt 9, 13, 14 D.P.R. 394/99 e succ. mod.)

Il permesso di soggiorno per lavoro subordinato è rilasciato a seguito della stipula del contratto di soggiorno. La durata del titolo è quella prevista dal contratto di soggiorno e comunque non può superare la durata di un anno per un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, di due anni per quello a tempo indeterminato.

Per ricevere assistenza gratuita ed inoltrare telematicamente la domanda,
rivolgersi alla sede Fenalca più vicina.

Richiesta di permesso di soggiorno per residenza elettiva

art. 11 DPR 394/99 e succ. mod.; Decreto Ministero Affari Esteri 12 luglio 2000)

Il titolo di soggiorno per residenza elettiva è rilasciato allo straniero che disponga di ampie risorse economiche, di proprietà immobiliari o di altra fonte lecita diversa dal lavoro.
E’ altresì rilasciato allo straniero che percepisca nel territorio dello Stato, assegni di pensioni o vitalizi italiani o riconosciuti dalle Autorità Italiane.

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:56

Riconoscimento infortunio in itinere

COS'E'

E’ l’evento dannoso nel quale il lavoratore può incorrere nel percorso casa-lavoro e ritorno, ed anche nel percorso effettuato dal luogo di lavoro al luogo di ristoro per il pranzo.

Il riconoscimento di tale incidente è subordinato alla presenza di determinate condizioni.
L'infortunio in itinere può essere riconosciuto dall'Inail e quindi indennizzato quando sono accertate le finalità lavorative, la normalità del tragitto e la percorrenza in orari confacenti con quelli lavorativi.

Anche l'utilizzo della propria vettura per recarsi al lavoro, è subordinato ad alcune regole.
Un limite al riconoscimento di tale infortunio è rappresentato dall'utilizzo del mezzo privato rispetto a quello pubblico. Infatti, se il lavoratore riesce a dimostrare che, per affrontare il percorso per recarsi dalla propria abitazione al posto di lavoro e viceversa, deve utilizzare la propria autovettura, per inesistenza del mezzo pubblico, o perché gli orari di percorrenza del stesso mezzo pubblico non sono confacenti con quelli lavorativi, ha la possibilità di ottenere il riconoscimento dell'evento da parte dell'Inail e conseguentemente ha diritto alla prestazione economica.

Le modalità della domanda e i termini di revisione per l’infortunio in itinere sono i medesimi che in caso di infortunio.

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Martedì, 26 Agosto 2014 14:01

Supplementi di pensione

CHE COS'E'

E' una pensione che va ad aggiungersi alla pensione principale.
Si può ottenere quando i Glossary Link contributi versati all' Glossary Link Inps non sono sufficienti per avere una pensione autonoma.

A CHI SPETTA

A coloro che hanno:
• già una pensione liquidata da un altro Fondo assicurativo obbligatorio per i lavoratori dipendenti ( Glossary Link Inpdap, Fondo elettrici, telefonici, ecc..)
• altri contributi versati nell’assicurazione generale obbligatoria Inps, non sufficienti per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia o invalidità;
• compiuto l'età pensionabile INPS (65 anni se uomo e 60 se donna)
• cessato ogni rapporto di lavoro dipendente.

PER ESEMPIO

Un lavoratore può aver versato contributi per 4 anni all'Inps e successivamente per 37 anni allo Stato: può ricongiungere i periodi di lavoro trasferendo i contributi dell'Inps allo Stato per ottenere un'unica pensione comprensiva di tutti i versamenti, oppure può lasciare i contributi all'Inps e chiedere la pensione supplementare. La seconda soluzione è possibile solo quando l'interessato ha già ottenuto la pensione a carico di altra forma di previdenza obbligatoria per i lavoratori dipendenti (Stato, Enti locali, Fondo elettrici, telefonici ecc.).
La pensione supplementare spetta indipendentemente dal numero di contributi versati.
E' calcolata come una normale pensione Inps, ma non può beneficiare di alcuna integrazione al minimo.
Spetta anche ai familiari superstiti.
La pensione supplementare spetta anche agli iscritti alla gestione separata, nel caso in cui non raggiungano i requisiti per il diritto ad una pensione autonoma o se l'ammontare della prestazione risulti inferiore all'importo dell'assegno sociale maggiorato del 20%.
Il trattamento è liquidato, dopo il compimento dei 60 anni di età per le donne e 65 per gli uomini, a coloro che, oltre a vantare una posizione assicurativa nella gestione separata, siano titolari di una pensione a carico:

dell'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, o delle forme esclusive e sostitutive di essa;
delle gestioni previdenziali dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali;
delle gestioni previdenziali obbligatorie dei liberi professionisti.

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Mercoledì, 27 Agosto 2014 13:38

Pensione sociale

La pensione sociale è stata istituita dall’ art. 26 della l. 153/1969, modificato dall’ art. 3 del d.l. 30/1974, convertito dalla l. 114/1974.

Tale prestazione doveva rispondere all’esigenza di dare concreta attuazione ai principi costituzionali che fanno obbligo allo Stato di intervenire a protezione dei cittadini sprovvisti dei mezzi per vivere (1° comma dell’art. 38 della Costituzione).

E’ quindi un sussidio che la Stato paga agli indigenti tramite l’ Glossary Link Inps.

E’ una prestazione strettamente assistenziale, per la cui concessione non sono richiesti requisiti di assicurazione e contribuzione. Viene corrisposta a coloro che hanno presentato domanda e hanno maturato i requisiti entro il 31.12.1995.

Coloro che hanno maturato i requisiti o hanno presentato domanda dal 1.1.1996 in poi hanno diritto all'assegno sociale.

La pensione sociale non è gravata da imposte.

La pensione sociale è irreversibile e inesportabile (circ. 15/1993).

REQUISITI PER IL DIRITTO

- cittadinanza italiana;
- residenza effettiva ed abituale in Italia;
- 65 anni di età;
- particolari condizioni reddituali personali e del coniuge conseguite nell'anno.

DESTINATARI
L’ art. 26 della l. 153/1969 attribuiva il diritto alla pensione sociale ai cittadini italiani di 65 anni di età, residenti abitualmente ed effettivamente in Italia, sprovvisti di Glossary Link reddito, ovvero in possesso di redditi di importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge e, comunque, non aventi titolo a rendite o prestazioni economiche erogate con carattere di continuità a carico dello Stato o di altri Enti pubblici.

Avevano inoltre diritto alla pensione sociale alle stesse condizioni di età e di reddito:

-i cittadini della Repubblica di San Marino residenti in Italia (circ. 53431/70);
-i rifugiati politici che avessero ottenuto il riconoscimento della qualifica da parte della Commissione Paritetica di eleggibilità (circ. 744/83);
-i detenuti, indipendentemente dalla durata della pena alla quale erano stati condannati (circ. 703/71);
-i cittadini svedesi residenti in Italia da almeno 5 anni precedenti la data della domanda di pensione (circ. 1206/83);
-i cittadini di Stati membri dell’ Unione Europea, residenti in Italia (circ. 754/86).

La residenza e la cittadinanza erano condizioni per la concessione della pensione sociale e la conservazione nel tempo del diritto (circ. 729/78).

La perdita della cittadinanza o la residenza solo anagrafica senza la dimora effettiva in Italia comportano la revoca della prestazione.

REQUISITI REDDITUALI

(l. 114/1974 e circ.n. 732/1979)

Sotto il profilo reddituale il diritto alla prestazione era subordinato alle seguenti condizioni:

Il soggetto non doveva possedere redditi propri. Peraltro il diritto sussisteva se i redditi posseduti erano di importo inferiore a quello della pensione sociale, fino alla concorrenza di tale importo; il reddito del soggetto cumulato con quello del coniuge non doveva essere superiore ai limiti stabiliti dalla legge, fermo restando il limite del reddito personale. Non si procedeva al cumulo del reddito dell’interessato con quello del coniuge nel caso di separazione legale o di comprovato stato di abbandono (circ. n. 60001/74, circ. 12/90, circ. 248/90 e circ. 185/2000).

I redditi da considerare erano quelli relativi all’anno di decorrenza della pensione al lordo degli Glossary Link oneri deducibili (circ. 732/79).

Il reddito personale del richiedente la pensione è costituito da:

- i proventi di qualsiasi natura assoggettabili all’ Glossary Link IRPEF (retribuzioni, pensioni, terreni e fabbricati, redditi da capitale, da impresa, di partecipazione, da lavoro autonomo, ecc.);
- l’assegno di mantenimento pagato al richiedente da parte del coniuge separato o divorziato (circ. 53394/1970 - parte seconda);
- i proventi derivanti da pensioni di guerra;
- le rendite a carico dell’ Glossary Link Inail per infortuni sul lavoro o malattie professionali;
- le prestazioni previdenziali o assistenziali erogate con carattere di continuità a carico dello Stato, di Enti pubblici e di Stati esteri.

Sono esclusi dal computo dei redditi:

- il reddito della casa di abitazione;
- l’assegno per il nucleo familiare;
- le indennità di accompagnamento di ogni tipo (circ. 743/1983);
- interessi bancari e postali , rendita da Bot, Cct e altri titoli di Stato, vincite e premi, ecc. (redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di Glossary Link imposta o ad imposta sostitutiva);
i soprassoldi connessi alle Medaglie al Valor Militare e gli assegni vitalizi ai Cavalieri di Vittorio Veneto (circ. 53412/1970).

Inoltre, non sono computabili i redditi da fabbricati distrutti o inagibili per effetto di eventi sismici esclusi per legge dall’assoggettabilità all’IRPEF fino alla loro definitiva ricostruzione o agibilità. I soggetti interessati devono presentare un certificato del Comune attestante la distruzione ovvero l’inagibilità dei fabbricati (circ. 741/1982).


Il reddito del soggetto cumulato con quello del coniuge è costituito da:

- i proventi di qualsiasi natura assoggettabili all’IRPEF (retribuzioni, pensioni, terreni e fabbricati, redditi da capitale, da impresa, di partecipazione, da lavoro autonomo, ecc.);
- le pensioni erogate da Stati esteri.

Sono esclusi dal computo dei redditi:

- i redditi esenti da Irpef (pensioni sociali, pensioni agli invalidi civili);
- i proventi derivanti da pensioni di guerra;
- le rendite a carico dell’Inail per infortuni sul lavoro o malattie professionali;
- il reddito della casa di abitazione;
- l’assegno per il nucleo familiare;
- le indennità di accompagnamento di ogni tipo;
- le pensioni corrisposte da Stati esteri con natura esclusivamente risarcitoria (circ. 750/1984).

Si considera il reddito dello stesso anno in cui si percepisce la pensione, per cui questa va liquidata con carattere di provvisorietà sulla base del reddito annuo presunto determinato in base alla dichiarazione reddituale che, di conseguenza, va presentata annualmente.

Ai fini dell’individuazione del reddito, gli eventuali atti di disposizione e di costituzione di diritti reali sui beni immobili posti in essere dal richiedente immediatamente prima o subito dopo la presentazione della domanda di pensione sociale sono da considerare influenti sia che avvengano a titolo oneroso che gratuito (circ. 710/1973 e msg. 35308/1992).

Per gli atti di disposizione a titolo oneroso il reddito da computare è quello ottenuto dall’interessato in relazione all’impiego di quanto ricavato dalla vendita del bene immobile.

Per gli atti di disposizione a titolo gratuito posti in essere nelle more dell’istruttoria va fatta un’ulteriore distinzione:

- se il reddito relativo ai beni ceduti è superiore al limite previsto per il diritto, la pensione avrà decorrenza dal mese successivo a quello nel corso del quale l’atto è stato redatto.
- se è inferiore, la pensione avrà decorrenza dalla domanda ferma restando l’influenza del reddito in argomento sulla misura della prestazione, fino al momento della cessazione del bene.

In ogni caso, ai fini dell’individuazione del reddito, dovrà attribuirsi al richiedente la pensione sociale il reddito catastale del bene immobile dato in uso gratuito.

DECORRENZA

La pensione sociale decorreva dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda in presenza di tutti i requisiti previsti dalla legge (età, cittadinanza, residenza effettiva e dimora abituale in Italia, requisiti reddituali).

MISURA ED IMPORTO

L’importo della pensione sociale è determinato annualmente in relazione all’aumento percentuale delle pensioni, fissato con decreto ministeriale.

In relazione all’entità del reddito personale e dell’eventuale reddito cumulato, la pensione sociale poteva essere liquidata in misura intera o ridotta.

La misura massima della pensione spettante è determinata:

- per il pensionato solo, dalla differenza tra il limite di reddito previsto e il reddito dichiarato;
- per il pensionato coniugato (non legalmente ed effettivamente separato), dal minore degli importi risultanti tra la differenza tra il limite di reddito previsto per il pensionato solo e il reddito personale dichiarato e la differenza tra - il limite di reddito coniugale e il reddito cumulato con quello del coniuge.

L’importo mensile della pensione è dato dalla misura massima spettante, divisa per 13 mensilità.
È determinato provvisoriamente sulla base del reddito presuntivo dichiarato o dei redditi denunciati dal pensionato memorizzati sul Casellario centrale dei pensionati, e viene eventualmente conguagliato nell'anno successivo.

E’ opportuno ricordare che nei casi in cui sia il richiedente sia il coniuge avevano redditi inferiori ai limiti stabiliti dalla legge, si applicava l’importo reddituale più sfavorevole per il pensionato.

MAGGIORAZIONE SULLA PENSIONE SOCIALE

(l. 140/1985, art. 2 - l. 544/1988, art. 2 - l. 388/2000, art. 70 - l. 448/2001, art. 38)

Con effetto dal 1° gennaio 1985 spetta, ai titolari di pensione sociale in possesso dei prescritti requisiti reddituali individuali e familiari, un aumento della pensione di lire 975.000 annue, da ripartire in 13 mensilità.

Con effetto dal 1° luglio 1988, in sostituzione dell’aumento previsto dalla precedente disciplina, spetta, un aumento di pensione di lire 1.625.000 annue, da ripartire in 13 mensilità. L’aumento spetta in misura intera o ridotta a seconda della situazione reddituale del richiedente e del coniuge.

L’ aumento è soggetto a norme diverse da quelle della pensione sociale e tali regole sono molto più restrittive.

A tale fine si tiene conto dei redditi di qualsiasi natura compresi i redditi esenti da imposte e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Sono escluse solo le pensioni di guerra sia che appartengano al richiedente sia che siano del coniuge (circ. 268/1991).

L’aumento spetta anche a coloro che non hanno diritto alla pensione sociale per mancanza dei requisiti reddituali, a condizione che non posseggano redditi superiori a quelli previsti per l’attribuzione dell’aumento.

Dal 1° gennaio 1985 spetta se in possesso dei prescritti requisiti reddituali individuali e familiari, un aumento della pensione di lire 975.000 annue, da ripartire in 13 mensilità (circ.60105/1985).

Dal 1° luglio 1988, in sostituzione dell’aumento previsto dalla precedente disciplina, spetta se in possesso dei prescritti requisiti reddituale del richiedente e del coniuge, un amento di pensione di lire 1.625.000 annue, da ripartire in 13 mensilità di lire 125.000 ciascuna (circ. 35/1989).

Fino al 1988 la maggiorazione era assoggettata all’IRPEF e di conseguenza veniva sensibilmente decurtata: l’ art. 3 della l. 449/1998 ne ha stabilito la completa detassazione.

Dal 1.1.2001 è stata ulteriormente aumentata di Lire 25.000 mensili (per complessive Lire 150.000 pari a Euro 77,47) a favore dei pensionati infrasettantacinquenni (età pari o superiore a 65 e inferiore a 75 anni) e di Lire 40.000 mensili (per complessive Lire 165.000 pari a Euro 85,22) a favore dei pensionati ultrasettantacinquenni (età pari o superiore a 75 anni) circ. 61/2001.

Dal 1.1.2002 è stato applicato un incremento delle maggiorazioni, fino a garantire un reddito personale minimo di Euro 516,46 mensili (pari a lire 1.000.000), per 13 mensilità, in presenza di particolari requisiti di età e di reddito.

La misura massima della maggiorazione spettante è determinata:

per il pensionato solo, dalla differenza tra il limite di reddito previsto e il reddito dichiarato (tenendo conto anche del reddito derivante da pensione);
per il pensionato coniugato (non legalmente ed effettivamente separato), dal minore degli importi risultanti dalla differenza tra il limite di reddito previsto per il pensionato solo e il reddito personale dichiarato (tenendo conto anche del reddito derivante da pensione) e la differenza tra il limite di reddito coniugale previsto e il reddito cumulato con quello del coniuge (tenendo conto anche dell’eventuale reddito derivante da pensione del coniuge).
L’importo mensile della maggiorazione è dato dalla misura massima spettante, divisa per 13 mensilità.

TABELLE IMPORTI (senza incremento 1.1.2002)

IL LIMITE DI REDDITO

Il limite di reddito oltre il quale è esclusa la concessione della maggiorazione è:

- per il pensionato solo, la somma dell’ ammontare annuo della pensione sociale e dell’ammontare annuo della maggiorazione della pensione sociale. La maggiorazione viene erogata in misura ridotta se il reddito del pensionato è compreso tra il reddito che ne consente la concessione in misura intera (ammontare annuo della pensione sociale) e quello che ne esclude la concessione (ammontare annuo della pensione sociale + ammontare annuo della maggiorazione della pensione sociale).
- per il pensionato coniugato, la somma del limite di reddito determinato come per il pensionato solo e l' ammontare annuo del trattamento minimo. La maggiorazione viene erogata in misura ridotta se il reddito personale del pensionato è inferiore al limite di reddito previsto per il pensionato solo e se il reddito, cumulato con quello del coniuge, è compreso tra il limite che ne consente la concessione in misura intera (ammontare annuo del trattamento minimo + ammontare annuo della pensione sociale) e quello che ne esclude la concessione (ammontare annuo della pensione sociale + ammontare annuo della maggiorazione della pensione sociale + ammontare annuo del trattamento minimo).

TABELLE LIMITI DI REDDITO
pensionati infrasettantacinquenni Pensionati ultrasettantacinquenni

REVOCA

Qualora al pensionato venga liquidata altra pensione a carico dell’Inps ( es. pensionato sociale che acquisisce il diritto a pensione di reversibilità) la pensione sociale diventa indebita e va revocata dalla data di decorrenza della nuova pensione.

Peraltro considerata la natura alimentare della pensione sociale, questa viene provvisoriamente lasciata in pagamento nelle more della definizione della nuova pensione, ed i ratei percepiti, divenuti indebiti, potranno essere recuperati in sede di liquidazione degli arretrati della nuova pensione solo se l’interessato sia stato informato della provvisorietà della continuazione del pagamento della pensione sociale (Circ. 262/1991).

Anche in caso di liquidazione di altra pensione a carico di Ente diverso dall’Inps, la pensione sociale diventa indebita e va revocata dalla data di decorrenza della nuova pensione (Circ.746/1984).

I titolari di pensione sociale sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Inps il trasferimento della residenza all’estero la perdita della cittadinanza italiana, le variazioni della situazione reddituale propria e del coniuge.

TITOLARI DI ASSICURAZIONE FACOLTATIVA

Gli iscritti all’assicurazione facoltativa Inps da data anteriore al 1° marzo 1974, se nelle condizioni economiche previste per la concessione della pensione sociale, hanno potuto richiedere l’integrazione della rendita liquidata o da liquidarsi nell’assicurazione facoltativa, fino alla concorrenza dell’importo della pensione sociale.
Tale integrazione decorre dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda e termina al compimento del 65° anno di età.
Il beneficio dunque consiste semplicemente nell’anticipazione della pensione sociale a chi comunque l’avrebbe poi ottenuta a 65 anni.

ASSEGNI VITALIZI TRASFERITI AL FONDO SOCIALE

I dipendenti dello Stato, degli Enti locali e dell’Amministrazione postelegrafonica iscritti ai rispettivi fondi di previdenza e cessati dal servizio anteriormente al 1° gennaio 1976 senza aver perfezionato i requisiti per il diritto a pensione hanno conseguito un assegno vitalizio posto a carico degli Enti datori di lavoro (circ. 737/1980).
Con l’ art. 6 della l. 177/1976, integrato dall’ art. 11 della l. 75/1980, è stato disposto il trasferimento di detto assegno al Fondo sociale gestito dall’Inps, prevedendone l’adeguamento dell’importo a quello della pensione sociale.

La stessa normativa dà facoltà agli interessati di optare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della disposizione, per il trattamento più favorevole.
Ancorché trasferito a carico del Fondo sociale, sostituito dalla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle Gestioni previdenziali per effetto della l. 88/1989, l’assegno vitalizio conserva le caratteristiche originarie di trattamento collegato con periodi di effettiva contribuzione. Pertanto i beneficiari di tali assegni non debbono far valere i requisiti di età, reddito e residenza per avere diritto alla pensione sociale e gli assegni stessi soggiacciono alla normativa dall’assicurazione generale obbligatoria ( Circ. n. 738/1981).

Alle prestazioni in argomento si applica la normativa di cui all’ art. 6 della l. 140/1985 e della l. 544/1988 riguardante la maggiorazione prevista in favore degli ex combattenti.

PENSIONE SOCIALE PER I MINORATI CIVILI

Agli invalidi civili che hanno maturato i 65 anni di età alla data del 31 dicembre 1995 spettava la pensione sociale sostitutiva dell'assegno erogato dal Ministero dell’'Interno ( circ. n. 53394/1970 - parte prima).

In altri termini le Prefetture cessavano di pagare gli assegni e iniziava l’Inps a liquidare e pagare, in sostituzione, la pensione sociale.
Ai fini dell'accertamento della condizione reddituale per la concessione della pensione sociale si applica, come per i minorati civili, soltanto il limite di reddito personale e non si tiene conto in nessun caso dei redditi del coniuge.

I requisiti reddituali si applicano quindi secondo norme più favorevoli ed in ogni caso viene pagata sempre in misura intera e mai ridotta.

Dovranno essere presi in considerazione i soli redditi assoggettati a IRPEF, con esclusione dei redditi esenti (es.: pensioni di guerra, provvidenze economiche in favore di minorati civili) o comunque non computabili agli effetti dell’IRPEF (es. rendite INAIL), secondo quanto stabilito dall’ articolo 14 septies della l. 33/1980.

Nel caso in cui il titolare di pensione sociale derivante da invalidità civile superi in un anno il previsto limite di reddito, non si dovrà procedere alla revoca della pensione, ma si dovrà sospendere la pensione nel solo anno in cui si è superato il limite di reddito ( msg. n. 1338/94).

Diversamente i soggetti già titolari di pensione sociale che, successivamente al 31 dicembre 1995, dovessero perdere il diritto a tale prestazione per il venir meno dei requisiti che ne consentirono a suo tempo la concessione, non potranno più essere ammessi al godimento della pensione sociale, ma potranno conseguire l' assegno sociale a norma dell' art. 3 della l. 335/95, qualora siano in possesso dei requisiti richiesti per tale ultima prestazione.

Nel caso di soggetti pluriminorati il cumulo delle provvidenze per i mutilati ed invalidi civili con quelle spettanti per invalidità di guerra, di lavoro, di servizio, nonché per cecità e sordomutismo, è possibile solo in presenza di minorazioni e malattie di tipo diverso e sempre che ricorrano tutti i requisiti prescritti per il diritto alle singole provvidenze (circ. n. 749/1984).

Per l'anno 2010, l'importo base della pensione sociale in trasformazione, spettante agli invalidi civili e ai sordomuti, è di 262,75 euro mensili. Per avere diritto all'aumento fino all'importo mensile di 339,15 euro, ossia beneficiare in misura intera o ridotta degli aumenti di 76,40 euro mensili, previsti dalle leggi finanziarie del 1999 e 2001 (art. 67 legge n. 448/98 e art. 52 legge n. 488/99), viene preso a riferimento oltre al reddito personale dell'invalido anche quello del coniuge.

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